*** DIARIO DALLA VITA ***
4 luglio 2007 (Independence Day).
ANALISI.
* Primo elemento: IL LICENZIAMENTO.
E’ sinonimo di FALLIMENTO? Di SCONFITTA? Di DISPERAZIONE?
Nonononononononononononononononononononono…
Al contrario.
Ovviamente parlo del mio caso. A ognuno i casi suoi.
Premesso che è la prima volta in vita mia, l’esperienza si rivela tutto sommato positiva. Quasi esaltante.
L’abbinerei piuttosto alle parole SUCCESSO, VITTORIA, ORGOGLIO.
Non volendo mai copiare nessuno, anche in questo sono stato il primo. Non che mi auguri che altri seguano la mia sorte, anzi: spero proprio di essere non solo il primo, ma di restare anche l’unico.
Mi piacciono i pezzi unici, mi piace esserlo.
Il mio ORGOGLIO ha avuto SUCCESSO fino alla VITTORIA!
Perché venire escluso in questo modo e in queste condizioni non può essere che una grande VITTORIA.
Il mio non è affatto un ragionamento autoconsolatorio, come qualcuno potrebbe insinuare.
Ed eccone la prova: solo il pensiero di dover eventualmente ritornare davanti a quella macchina mi atterriva.
Se mi avessero richiamato avrebbero raggiunto senza fatica il loro primitivo intento: me ne sarei andato da me.
E invece MI HANNO FATTO VINCERE!
Vedi, a volte?
* Secondo elemento: I DATI DI ASCOLTO.
Ho passato 25 anni in una radio constatando ogni sei mesi quanto i dati di ascolto ufficiali mi premiassero.
Fino allo scorso anno la fascia d’ascolto che mi riguardava è sempre stata la più alta dell’emittente. Al secondo posto quella comprendente il programma sportivo, al terzo quella della mattina.
Io posso garantire solo per questi dati, essendo sicuro che nessuna strana manovra sia stata mai fatta per ottenerli.
Quello che succede attualmente non mi riguarda.
Non mi sento affatto responsabile dell’evidente calo dei primi quattro mesi, né tantomeno della miracolosa risalita degli ultimi due (+ 35%: mai successo nemmeno nei migliori anni dell’emittente!).
So solo che una miriade di ascoltatori proprio in questo periodo è diventata ex.
Forse a loro Audiradio non ha telefonato…
Ma loro hanno telefonato a me!
* Terzo elemento: GLI ASCOLTATORI.
Chi sono i miei ascoltatori?
Spesso me lo sono chiesto.
E’ ovvio che ogni persona faccia parte a sé, ma deve pur esserci qualcosa che accomuni chi sceglie di ascoltare un programma invece di un altro.
Per capire meglio facciamo un confronto: tra il mio programma e un programma sportivo, ad esempio.
Sia ben chiaro, è una scelta del tutto casuale ed ipotetica.
Allora: c’è chi ascolta solo il mio, chi ascolta solo l’altro e chi li ascolta entrambi.
Rispetto per tutte e tre le categorie, indubbiamente, ma con gli opportuni distinguo.
Chi ascolta solo me probabilmente non è interessato ad argomenti sportivi o non li condivide per diversa tifoseria.
Chi ascolta soltanto il programma sportivo è evidentemente interessato solo a quel preciso argomento.
Quindi, essendo il mio programma generalista, cioè vario, spaziante in tutti gli aspetti della vita, chi lo sceglie cerca ricchezza e varietà di argomenti, ama apprendere, migliorarsi e sognare, oltre che divertirsi.
Chi sceglie il programma sportivo, come si è detto, è interessato a un solo argomento, oltre il quale spesso non va. Ci vive, ci sguazza, fino a farne persino, in alcuni casi, una ragione di vita. Non desidera parlare né sentir parlare d’altro.
Chi ascolta entrambi i programmi dimostra apertura e giusta valutazione dell’importanza delle cose, e assomiglia più all’ascoltatore della prima categoria che a quello della seconda.
Altra differenza tra l’ascoltatore della prima e quello della seconda categoria è questa: mentre quello della prima ha una discrezionalità decisionale più sviluppata, anche in base alle scelte del conduttore che ha scelto, quello della seconda possiede una mentalità più elementare, è portato a farsi facilmente suggestionare e a credere a qualsiasi cosa gli venga suggerita dall’alto. Per ipotetico esempio, che il “G” sia quello che molesta le vecchiette al telefono. Così la calunnia diventa verità, modo di dire, etichetta, ripetitività da bassa radiocronaca.
Nel tranello non cascano gli appartenenti alla prima e alla terza categoria.
Il signor ‘seconda categoria’, che come abbiamo visto crede a tutto, è persino portato a credere, ad esempio, che certi maestri della banalità siano dei grandi professionisti, se glielo dice qualche gran sacerdote del gol.
E magari, sempre ipotizzando, lui lo dice perché non ama la concorrenza all’interno dell’emittente, e giova assai alla sua voracità che intorno a lui ci sia soltanto calma piatta, finalmente.
Continuando nelle ipotesi, lo stesso individuo potrebbe godere come un pazzo per il licenziamento di uno come me, pensando di essere il vincitore.
E invece perde. Ha sempre perso.
Può godersi tutti i presunti ascolti, ora, ma è come l’eterno secondo, che comincia a vincere solo quando il supercampione smette di correre.
Ma, attenzione…
Sempre per ipotesi: chi l’ha detto che il supercampione smetta?
“G”
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2 luglio 2007.
CHI APPARTIENE ALLA VERITA’ NON SARA’ MAI SCHIAVO DEL POTERE.
Potrà apparire strano che io intitoli così questa pagina di diario.
Ma perché strano?, chiederà qualcuno. E’ una bellissima frase, un concetto profondo e universale, vero.
No, no, non è questa la stranezza. Condivido in pieno quelle parole. Lo strano è che si tratta di una frase pronunciata proprio ieri dal Papa, e che, colpito, mi ero segnato per servirmene alla prima occasione.
Come sapete io non sono molto vicino ai concetti papali di solito, ma la mia nota imparzialità mi fa prendere il buono anche dove poco prima ho trovato del marcio. Quindi l’ho preso.
E l’occasione?
Quella si è presentata subito, guarda caso, così della frase in questione non ho potuto che fare il titolo di questo scritto.
In tre parole: SONO STATO LICENZIATO.
In data 29 giugno era partita una raccomandata che mi è arrivata solo oggi, e in cui mi si licenzia in tronco da Radio Blu per una causa che chi mi scrive definisce giusta.
Il concetto di ‘giusto’ è evidentemente molto soggettivo. Lascio a chi legge interpretare.
Finisce così definitivamente un’avventura durata quasi 25 anni, in cui ho dato tanto di me stesso a un microfono. Ho dato tutto.
Ho anche preso tanto. Non soldi: c’è ancora qualche stupidotto che mi scrive rinfacciandomi lauti stipendi… E magari va allo stadio ad inneggiare a mutandati multimilionari.
No, ho preso tanto da voi, e siccome io sono uno solo e voi una moltitudine, forse ho preso più io da voi che voi da me. Anche se ognuno ha avuto con sé il proprio “G”, il suo “G” personale, e ne ha fatto giustamente l’uso che più e meglio gli è parso.
E’ ovvio che io non pianga per come lascio la radio. Non quella attuale. Ma se lo sguardo del mio ricordo ripercorre le infinite imprese, a volte leggendarie, che abbiamo vissuto GANZAMENTE INSIEME, allora…
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Succede anche a voi?
Lo sapevo.
Siamo stati una cosa sola per tanto tempo che sembra impossibile doverci separare.
Ma da quello che mi arriva, da quello che sento ogni giorno dalle vostre parole, dai vostri sguardi, dalle vostre strette di mano, capisco che adesso noi siamo uniti più di prima.
Come al solito quel signore che mi scrive, l’Amministratore Unico, si inventa circostanze facilmente confutabili.
Mi dice che le mie esternazioni in diretta ‘sono continuate nonostante i reiterati tentativi da noi posti in essere per cercare di farLe tenere un atteggiamento e un comportamento più corretto e più consono’.
(Mi danno del Lei con la L maiuscola ma mi trattano con la g minuscola!).
Ma quali reiterati tentativi! Ho scritto e riscritto IO alla proprietà, alla direzione ecc., facendo presenti i miei problemi di trasmissione e mai mi è stato risposto se non picche. E solo una volta, in una raccomandata del tutto pretestuosa risalente al 19 marzo, mi si richiedeva moderazione nei confronti dell’emittente. Io mi adeguai, ma furono loro a non moderarsi, riducendomi a una larva di conduttore e distruggendo, radendo al suolo letteralmente la mia immagine pubblica. “G”round Zero.
A quel punto se, privo di risposte dalla proprietà, ho esternato i miei disagi e quelli degli ascoltatori col mio solito fare ironico, credo di avere fatto il minimo. Il massimo sarebbe stato… Fate voi.
E, attenzione, non gli basta licenziarmi: si riservano anche ogni azione nei miei confronti nelle opportune sedi al fine di ottenere ‘il risarcimento dei danni da Lei procurati col Suo illegittimo comportamento’.
Altro concetto molto soggettivo, quello dell’illegittimità… Quello del ‘danno’ poi…
Non è che io non sappia ciò che ho detto in diretta. Ho le registrazioni. Ho le trascrizioni. E, riascoltandomi, non ho potuto che sorridere: non c’è proprio niente di offensivo. Qualche ‘legittima’ battuta nel mio stile e qualche opinione degli ascoltatori. Ah, se avessi letto anche i messaggi più crudi…
OK, signori, se volevate creare un martire ci siete riusciti.
I martiri sono quegli uomini e quelle donne che non chinano la testa, e preferiscono andare al rogo piuttosto che rinnegare le proprie idee.
Ma attenzione: i martiri hanno fatto bene sempre e solo alla propria causa, mai a quella dei loro aguzzini.
Perché chi appartiene alla Verità non sarà mai schiavo del potere.
Grazie, Benedetto, una volta tanto.
“G”
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30 giugno 2007.
INTERVISTE E INTERSENTITE.
Mi sono visto di nuovo in TV. Il mio pallido volto per un paio di minuti ha attraversato gli occhi di molti telespettatori, diventati, nell’attesa, ‘tele-aspettatori’…
Per prima cosa devo ringraziare di nuovo TVR Teleitalia, nelle persone di Elisangelica Ceccarelli e Lorenzo Cassigoli, nonché della gentile e fascinosa Claudia Guasti, tutti cari miei ascoltatori, per la sempre perfetta puntualità nell’invitarmi quando la mia vicenda subisce dei nuovi scossoni (siamo a cinque inviti a tutt’oggi).
Poi, inaspettatamente, mi corre l’obbligo di ringraziare la nuova Radio Blu per avermi insegnato la concisione: costringendomi a interventi di uno o due minuti al massimo mi ha fatto da scuola per la TV, in cui due minuti a volte valgono quanto un’ora di radio.
E devo dire che Radio Blu, com’è adesso, è il massimo dell’insegnamento per me: sa farmi parlare anche senza avermi in trasmissione!
Che splendida scuola!
In verità la mia mini-intervista di ieri era durata un po’ di più, ma già sapevo che ci sarebbero stati dei tagli: oh, non perché avessi detto cose poco gentili nei confronti di chicchessia, ma per pure necessità di tempo. In effetti ero stato un po’ troppo verboso: avevo parlato del ‘Gruppo G’, e anche di una sorgente iniziativa chiamata ‘Nessuno tocchi il G’. Avevo persino incrociato i polsi all’altezza del viso per simboleggiare la mia attuale ‘prigionia’, e declamato il testo del dolce telegramma col quale mi si è messo a tacere.
A proposito, per il momento sono ‘quelli là’ che tacciono. Non mi hanno più fatto sapere niente. Io aspetto, pazientemente e col sorriso sulle labbra…
E già che ci sono voglio ringraziare anche ‘Il Giornale della Toscana’, anch’esso puntuale nel seguire le mie vicissitudini radio ed extraradio.
L’articolo, il secondo dall’inizio del calvario, è stato di nuovo perfetto in ogni sua parte, rispecchiando esattamente i fatti e il mio pensiero, cosa non facile da verificarsi sulla carta stampata.
Bravo Marco Ferri, e grazie al direttore Riccardo Mazzoni, tutti, bontà loro, miei estimatori.
Anche qui il silenzio della ‘controparte’, vanamente interpellata, è suonato altamente significativo…
Ultimo ringraziamento, ma – come si dice – non ultimo, a tutti quelli che stanno dandosi da fare per me, e non sono affatto pochi: il ‘Gruppo G’ è una grossa realtà, ormai, e le sue iniziative spaccano. Che cosa? Mah… fate voi! Spaccano certamente il web con le tantissime visite al blog ufficiale (perilg.blog.tiscali.it).
E tutti gli altri, i singoli che mi chiamano, mi scrivono, spargono come possono la voce…
E nuovi amici come Emanuele, giovane genio della Normale di Pisa, che ha dato una pennellata di classe alla enciclopedicità della mia immagine, e il grande poeta Walter Rossi, uomo dalle molte e inaspettate risorse…
Insomma, se volevo passare un po’ di tempo da solo, ecco, non posso. Ci sono tutti questi meravigliosi rompicoglioni che per fortuna mi aiutano a vivere!
“G”
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29 giugno 2007.
ULTIM’ORA.
QUESTA SERA, ALLE 20,40 (REPLICA ORE 22,40), NEL TELEGIORNALE DI TVR TELEITALIA ‘OGGI IN TOSCANA’, IL “G” RISPONDE ALLA DOMANDA:
‘CHE FINE HA FATTO IL “G”?’.
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28 GIUGNO 2007.
L’UOMO DEI MIRACOLI.
Non vorrei si fraintendesse questo titolo che mi sono modestamente attribuito.
I miracoli accadono intorno a me e ancora stento a credere di essere io a provocarli. Ma no, non sono io, sono gli altri.
Io sono il miracolato.
Ecco, così va meglio. C’è un meraviglioso fervore tutto intorno alla mia esistenza, quasi un’aura fatta di splendenti persone che mi avvolgono di luce.
Forse è sempre stato così, ma uno se ne accorge solo in certi momenti della vita.
Come 28 anni fa adesso risuccede. Nel frattempo dove si erano rintanati gli angeli?
Dietro un apparecchio radio ad ascoltarmi, sotto un palco a divertirsi, per strada a salutarmi, su un libro a leggermi…
Ma ora che l’uomo è in difficoltà eccoli spuntare fuori da tutte le parti, pronti a fare qualcosa (tanto) per il fortunatissimo sfortunato che ha la fortuna di avere sfortuna. Perché è allora che si vedono gli angeli.
Non li vedi nei momenti di vacche grasse, o almeno credi di non vederli. Ma quando le vacche dimagriscono, se tu hai fatto qualcosa di buono nel frattempo, eccoli, tutti lì, pronti a sostenerti sulle loro ali.
E nascono gruppi, e si fanno avanti persone, e ti danno conforto e non solo. Anche fatti concreti.
Vorrei poter fare i nomi di tutti, scrivendoci accanto il loro miracolo, ma diventerebbe una lista sterile, da lapide.
Chiunque legga questa pagina di diario sappia che anche lui probabilmente fa parte della schiera, e se per caso non fosse così dovrebbe porsi dei seri quesiti sulla propria esistenza. Magari anche darsi di stronzo. Perché so per certo che alcuni stronzi mi leggono, e, chissà, adesso che l’ho detto scopriranno finalmente di esserlo. Ma sono certo che l’abbiano sempre saputo.
Non posso dire tutto e tutti, ma vi assicuro che mi sono capitate cose e persone in questi ultimi giorni da stupirsi. Scoprirei troppo le carte se fossi più chiaro. E certe volte è bene giocare a carte coperte.
Ho scoperto le mie carte per 25 anni, permettetemi di coprirne alcune adesso.
La parola che pronuncio più spesso in questo periodo è ‘grazie’.
Ma con orgoglio devo constatare che è anche quella che più spesso sento pronunciare.
Chissà se di questo debba ringraziare anche chi sta facendomi del male…
“G”
P.S. DELLA SERIE: MIO DIO COME SIAMO CADUTI IN BASSO!
Qualcuno dalle orecchie lunghe mi avverte di aver sentito stamani da una radio (chissà quale…) un tizio dalla voce impostata (o impastata?) che, riferendosi al matrimonio della Regina Elisabetta, lo ha collocato nell’Abbazia di Wess Master.
Ora chi glielo dice che Wess era quello che cantava con Dori Ghezzi e Master una parola inglese con vari significati che niente ha a che vedere con le abbazie, e in particolare con quella di Westminster?
Ah, ma forse si vuol battere la concorrenza di Testaunta…
Allora va bene! Perfetto!
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26 giugno 2007.
ULTIM’ORA.
OGGI COMPRATE ‘IL GIORNALE’.
NELL’ALLEGATO ‘IL GIORNALE DELLA TOSCANA’
TROVERETE UN ARTICOLO SU DI ME.
(SENTILAEEEEEE…)
Ma intanto…
Beccatevi qualche sms arrivato recentemente sul mio popolarissimo cellulare 333 180 52 52.
Gli sms, forma nobilissima di comunicazione sintetica, mi arrivano a pioggia, e il temporale sembra non finire mai.
Tanto tuonò che piovve!
ANCORA VOI, SEMPRE VOI.
(13 a caso).
E’ la prima volta che scrivo ad un uomo, visto che sono un uomo anch’io. Però… mi manchi tanto, G!!!
Tuo fedele Leo4you.
Grande G, ascoltarti così legato era come trombare l’Arcuri senza togliersi mutande e calzoni….
Marco da Figline.
O Gieeee… Indottussefinito?
Di cosa hanno paura i nuovi ‘padroni’? Del tuo potere? Quello di farci sorridere, pensare, criticare? Ci vogliono tutti impotenti, grassi, senza capelli e con i duroni?
M.
O G, ma che succede? Hai fatto tardi alla Manpower o all’Adecco?
Ehi, non posso pensarti lì a pensare… OK, penso ad altro… Ma tu… sei più forte di loro, di tutto!
A.
Ciao G! Prima di tutto voglio ringraziarti per tutto quello che mi hai dato in 20 anni e vorrei starti vicino in questo periodo così difficile.
Andrea da Prato.
Ciao G, sto passando un periodo pessimo, come non bastasse tu non sei più in radio. Mi hai fatto ridere, pensare, imparare. Grazie! Domani devo fare un ECG, ti penserò.
Caro G, che silenzio c’è nimmondo senza di te! Mi sento come se dovessi scontare una specie di pena, la pena del silenzio appunto… A casa avevo piazzato una radio in ogni stanza (persino nella doccia!) per poterti sentire e ora mi trovo con tutti questi oggetti muti e inutili bisognosi solo di essere spolverati… Ma questo periodo passerà, lo sento, anzi ho la sensazione di qualcosa di grande in arrivo. Speriamo, G, speriamo…
Un’ascoltatrice.
Caro G, che altro dire che non sia già stato detto? Ti auguro solo che a una stagione feconda e felice in radio conclusa con la testa alta ne possa seguire un’altra altrettanto positiva. A te tutta la mia stima ed il miglior augurio di… riscatto! Ciao.
Everyone.
“G”, mi dispiace tanto per ciò che ti è accaduto e che è accaduto a noi. Ma sono sicura che non ci lascerai soli… Sbucherai fuori in altre forme! A presto!
Lara.
G ma dove sei? Radio Blu è uno schifo senza te. Un bacione a te G, genio incompreso. Tvb.
Paolo gay da Fiesole.
Ieri ho avuto l’occasione di ascoltare vecchie registrazioni del Sondazzo. Credimi, mai come adesso riesco ad apprezzare la tua bravura, la tua fantasia e la tua intelligenza. Quanta nostalgia, quanti ricordi, quanta compagnia mi hai fatto. Forse avrò un’intelligenza limitata, ma non riesco a capire la strategia della nuova proprietà. Eppure dovrebbero sapere che nei grandi network ci sono brutte copie dei tuoi programmi…
E via così, senza sosta.
Chi, forse in malafede, insinua che io negli ultimi tempi ho avuto un calo di popolarità e di ascolti, è servito. Questo è solo un pallidissimo esempio delle centinaia, migliaia di messaggi che mi arrivano di continuo.
Chi invece lo pensa in buona fede, allora ha capito male o si è informato peggio.
Sono un caso raro: vengo ‘ascoltato’ anche se non trasmetto!
Forse un giorno mi studieranno a scuola… Che palle, il “G”!
Il fenomeno non accenna a calare, e brave persone avvertono un tale vuoto che chissà cosa non farebbero per riempirlo…
Io assisto sbigottito e ringrazio!
“G”
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25 giugno 2007.
LA PAROLA A VOI.
Ricevo continuamente vostre comunicazioni attraverso mail, sms, telefonate.
Oggi voglio pubblicare i testi di alcune mail di questi ultimissimi giorni.
Esse rispecchiano, esemplificandolo, tutto il vostro attaccamento a un programma radiofonico e al suo conduttore.
La parola a voi!
UN MESSAGGIO FRA I TANTI.
Ciao G… Ti scrivo stasera dopo questo periodo di riflessione in cui non ti ho (purtroppo) ascoltato per radio ma seguito ogni giorno nel tuo diario internettiano.
Lo so che questo è solo uno dei tanti messaggi che ti saranno arrivati e che continueranno ad arrivarti, ma ho voluto esserci anch’io. Ti scrivo solo per ringraziarti della compagnia che mi hai fatto per radio in tutti questi anni, tanti, non ricordo neppure quanti siano di preciso.
Mi hai fatto riflettere e divertire nello stesso tempo, mi hai fatto conoscere cose che non sapevo sulla poesia, sull’arte e anche sulla gente, su di noi… In questi anni di Sondazzo ci hai fatti partecipi dei cambiamenti dei tempi, degli umori. Spero che tu riesca a trovare nuovi spazi magari su altre emittenti. Sì, su altre emittenti, perché la radio che seguivo e che mi teneva compagnia non esiste più, è rimasto solo il nome che suona addirittura come un insulto al ricordo della vecchia Radio Blu. Ora il colore è sbiadito e si confonde con i colori delle altre emittenti… Oddìo, più che colori sembrano di un grigio fumo, una nebbia che nasconde la creatività e la libertà, ma forse tutto questo fa parte dei cambiamenti della vita riflessi nel Sondazzo, siamo tutti omologati, monotoni. Che noia…
Ti seguo ancora sul blog, oltretutto ancora più riflessivo, più intimo…
Mariano Benassi.
MESSAGGIO DA UN LETTORE DEL TUO BLOG.
Ciao, amico G, mi manchi, mi manchi tanto. Sono un ragazzo del Valdarno che ti ha sempre seguito. Cazzo G, per la prima volta mi mancano le parole, vorrei svegliarmi e accendere la radio e sentire la tua voce che mi tiene compagnia nei giorni più bui, e credimi io ne ho avuti tanti tanti, ma tutto è finito. Quanti ricordi mi affiorano nella mente. Mi scappa da piangere. Racconterò ai miei figli e a chi non ti ha conosciuto che persona fantastica sei.
Torna presto, ci manchi!
Cristiano.
SENZA TITOLO.
Ciao G, amico delle mie ore più belle e spensierate, dove con il tuo Sondazzo e il tuo parlare a ruota libera mi rallegravi quella 4 ore, in casa, mentre si mangiava io e mia moglie ci ridavi quella allegria nel sentire le tue provocazioni telefoniche… Ah caro G quanto ci manchi, ma lascia quel posto, non fa più né alle tue idee e né tantomeno a quelle dei tuoi fedeli ascoltatori, è diventata una radio che non dice nulla, non è più quella radio di provocazioni e socialmente utile per rallegrarci e faci fare due sane risate.
Ciao G, per me sarai sempre la persona che mi ha dato tanti sorrisi e anche molta cultura che io non ne ho. Ciao, un abbraccio affettuoso.
Franco e Famiglia.
SENZA TITOLO.
Ciao G, ho potuto scoprire da poco il tuo blog, perché non ho mai sentito il bisogno di andare a leggere quello che scrivevi, perché ti ascoltavo, anche se non sempre, e mi facevi compagnia. A volte devo essere sincera non condividevo le tue idee, ma non importava. E’ giusto che ognuno di noi la pensi come vuole. Comunque quando ti potevo ascoltare mi facevi compagnia e ogni tanto anche sorridere e quindi di conseguenza dimenticare i miei problemi quotidiani. Adesso a malincuore ho letto che ti hanno cacciato via perché parlavi troppo e troppo di quello che i signori non volevano che tu parlassi (bella democrazia). Io nel mio piccolo finché tu non ritornerai a Radio Blu mi sono ripromessa di non sentirla più anche perché ora fa letteralmente schifo. Scusami carissimo G se non so scrivere come te (in questo momento dovrei lavorare), ma quando non ti ho sentito in radio mi sono immaginata quello che già presagivo da tempo, cioè che non ti avrebbero più fatto parlare liberamente e quindi uno come te era diventato troppo scomodo in una radio bigotta come quella che è diventata Radio Blu. Tieni duro caro G!
Con affetto.
Antonella.
DOMENICA MALINCONICA.
Carissimo G, sono un tuo ascoltatore di Lucca da tantissimi anni e non puoi capire quanto tu sia stato importante nel costruire gran parte del mio carattere e della mia personalità. Con te ho attraversato gli alti e bassi della vita, ben sapendo che ogni giorno – qualunque cosa succedesse – tu non mi avresti abbandonato in quel ‘mitico’ orario da mezzogiorno alle quattro dove si rideva e si ragionava, si imparavano cose nuove e si ribadivano le nostre certezze. Negli anni sei diventato il fratello maggiore che non ho mai avuto ma anche un insegnate vero che a scuola non ho mai trovato. Poi, d’improvviso, l’ottusità di poche persone ci ha tolto tutto questo e mi ritrovo qui, in questa domenica malinconica a scriverti per sentirti comunque vicino, per dirti grazie di tutto quello che ci hai dato in questi anni e che nessuno ci potrà comunque togliere.
Vorrei dirti tante altre cose ma preferisco chiudere questo mio sfogo con un forte abbraccio e con la certezza che arriveranno tempi migliori per entrambi.
Ciao amico G.
Luciano Martini.
Alt, per ora.
Potrei andare avanti per molto, molto spazio, e leggereste lettere molto simili tra loro, con prima un rimpianto per me e poi una (s)valutazione sulla radio che per tanti anni ho contribuito a fare grande.
Ovviamente lascio a chi ha scritto tutta la responsabilità dei giudizi espressi sull’emittente.
Io, da bischero che sono, continuo ad amarla…
“G”
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23 giugno 2007.
SOLO POESIA.
No, oggi non voglio mettermi a lottare. Voglio distendermi sopra un prato verde punteggiato di margherite ed ascoltare una poesia.
Quella che nell’ultimo giorno di trasmissione ho voluto leggere al microfono, e che mi ha fatto incrinare la voce sul bellissimo finale.
Non mi si incrineranno le dita sulla tastiera se adesso la scrivo…
Accarezzami le mani
figlio mio
tienile tra le tue
per sempre
quel tempo in cui vivemmo
uno per l’altro
uno nell’altro
in un sol cuore
è ancora qui
ancora ti sento vivere
con gli occhi chiusi
le labbra trepide
tu sei ciò che la notte
non disperde
l’insonnia sulla barca
ormeggiata senza fune
le prime ore del mattino
la certezza lenta e silenziosa
il lamento di una radio
che annuncia il canto
la tana indistruttibile
il rifugio della rubecola
vorrei fosse già domani
per l’attesa di un tuo bacio
ma è già passato
quel finto commiato
nulla è più distante
siamo tornati insieme
uno per l’altro
uno nell’altro
sono io quella bambina
che vive e cresce nel tuo cuore
figlio mio
———– Walter Rossi.
(Accidenti, anche le dita…).
“G”
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22 giugno 2007.
TUTTO E’ (QUASI) COMPIUTO.
Peccato dover scrivere un altro pezzo di diario subito dopo il precedente, che mi piaceva molto. Ma voi leggete anche quello, OK?
Questo invece mi piace meno, molto meno.
Sto scrivendo a stento, continuamente interrotto da telefonate di ascoltatori che mi chiedono perché io non sia alla radio.
Rispondo a tutti quello che sto per scrivere qui:
IO NON SONO PIU’ IL “G” DI RADIO BLU !!!
Però sono ancora il “G”.
E’ accaduto che, tornato in trasmissione lunedì scorso, con mia madre ancora esposta nella camera ardente, io abbia trovato una situazione volutamente pesante nei miei confronti: tonnellate di pubblicità e musica nel mio programma, e spazi ridicoli per parlare: dai 5 secondi ai 30. Dal minuto al minuto e mezzo. L’avevo già denunciato su questo diario martedì scorso, il 19, andate a vedere.
Una condizione di irrespirabilità per me. Ovviamente ho fatto presente la cosa ai molti che ascoltando e inviandomi sms me ne chiedevano spiegazioni. Ho detto quello che pensavo, descrivendo semplicemente e con parole vere, per lo più ironiche e senza offendere nessuno, l’assurda situazione professionale in cui ero stato cacciato.
Questo non è piaciuto alla direzione dell’emittente, che mi ha spedito un telegramma in cui mi si intima, con effetto immediato, di astenermi da interventi in voce, in attesa di valutare quanto da me detto in trasmissione.
Come al solito (vedi ferie forzate e non annunciate) si tappa la bocca a qualcuno (sempre a me, però…) a tradimento, senza dargli neanche modo di informarne il pubblico. Da qui si capisce quanta importanza chi agisce così dia agli ascoltatori. Zero.
Si vedrà quanto ascolto daranno loro all’emittente. Zero.
Pensano di avere in mano le armi per poter facilmente licenziarmi, o addirittura adire le vie legali contro di me? Così si rigira la frittata e si arriva all’assurdo: il danneggiato diventa danneggiatore…
Ma non è contemplata in Italia la legittima difesa?
In ogni caso, onore al merito: non ho leccato culi a nessuno, io, o assunto posizioni pecoresche, e comunque vada ne esco a testa alta, parlando libero fino in fondo.
Sono piuttosto fiero di me.
“G”
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22 giugno 2007.
L’IMMENSA SOLITUDINE DEI GATTI.
Guardo una foto di mia madre. E’ giovane, bella, sotto i venti.
E m’immagino che qualcuno le dica: “Tu morirai a 93 anni”. E la sento rispondere come risponderebbero tutti a vent’anni: “Magari! Ci metterei la firma! C’è tanto tempo ancora…”. Un alzarsi di spalle e via nel tempo beato che a vent’anni sembra non trascorrere mai.
Ma i 93 anni passano, il momento arriva. Nessun luogo è lontano, scriveva Richard Bach. Nessun QUANDO è lontano, si può parafrasare.
E al momento della scadenza dei termini forse una proroga di qualche mese, dovuta più che altro ad accanimento terapeutico, poi la chiusura definitiva della pratica.
E di anni possono esserne passati 30, 40 o 93: è la stessa, identica cosa. Quando è finita è finita, e non conta la permanenza del proprio corpo vivo nel mondo. Dopo si è tutti inspiegabilmente uguali.
“Aveva solo 27 anni. Poverino, è morto giovane!”. No, se si chiama Masaccio.
“Beh, in fondo aveva 93 anni, era arrivato il suo momento”. No, se si chiamava Pincopallino.
Non esistono vecchiaia e gioventù. Esiste quello che riusciamo a fare nell’arco dei (comunque) brevi anni concessici.
In realtà una prima vita dovrebbe esserci data per prova, e una seconda per essere. Ma ci fermiamo tutti alla prova.
Le teorie sulla reincarnazione lasciano il tempo che trovano, dal momento che il reincarnato non ricorda niente delle vite precedenti, ed è costretto a rinascere bambino sperduto nel mondo per un altro faticoso periodo di prova.
Dovremmo avere una seconda opportunità essendo in grado di far tesoro di tutto quello che la prima ci ha insegnato. Questa dovrebbe essere la differenza tra noi e gli animali. E invece…
Animali.
Ho assistito a un fatto straordinario, proprio in concomitanza con la morte di mia madre.
Arriva la telefonata dall’ospedale alle 5,30 circa del mattino. Mi danno l’annuncio. Su di me scende qualcosa di pesante, che non si vede, ma pesa, pesa, e soffoca, e brucia… Riattacco il telefono e comincio a vagare per la casa. Sono solo. Eppure lo sapevo che era inevitabile: perché questa sensazione di peso opprimente? Mi organizzo per correre da lei. Lavarsi, vestirsi, sempre con la confusione in testa, il groppo alla gola e lacrime inarrestabili.
Non vi racconto niente di nuovo, sono comportamenti di tutti a certi annunci.
Prima di uscire cerco conforto nell’unico essere che è con me in casa: Iside, la mia gatta. Ma dov’è? Non la trovo. Esco. La ritroverò al ritorno, mi dico.
Torno, la cerco. Non c’è. La chiamo, mi infilo in tutti i pertugi più nascosti della casa. Non c’è. Temo di aver perso anche lei. E’ caduta dal balcone? E’ scappata dalla porta mentre uscivo?
E’ domenica. Passa la mattina, arriva il pomeriggio. La ricerca di Iside si fa pressante e senza esito. Scendo persino giù a controllare se, caduta dall’alto e feritasi mortalmente, non sia andata a morire in qualche cespuglio dei pressi. Niente, per fortuna.
Scende la sera. Nel frattempo ho dovuto occuparmi di un sacco di cose spiacevoli. Torno e la cerco di nuovo. Non c’è, non c’è!
E’ notte inoltrata quando dal nulla Iside appare. Dove si era nascosta? Non so. Ma c’è. L’accarezzo. Lei si struscia a me. E’ viva. C’è.
Racconto il fatto ad una persona cara e mi sento dire: “Ha sentito la morte. Si è nascosta fino a che non ti ha percepito più tranquillo, poi è uscita”. Può essere così? “I gatti lo fanno”.
Quanti ormoni di morte devono essermi usciti quella mattina durante e dopo quella telefonata? Lei li ha sentiti tutti, e si è rintanata senza farsi sentire, senza rispondere ai miei richiami, senza mangiare per un intero giorno. E Iside di solito mangia in abbondanza. E’ sempre a chiedere…
Io osservo i gatti da tutta la vita, e ne ho notata l’immensa solitudine.
Si dice siano egoisti. Forse invece sono esseri cosmicamente soli perché troppo più sensibili di noi. E non possono dirci che “Miao!”.
A volte Iside mi guarda, e ho la netta impressione che sia a conoscenza di cose che io ignoro.
E la ringrazio anche dei graffi.
“G”
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20 giugno 2007.
CUPE RIFLESSIONI.
In un momento di perdita di certezze come l’attuale si è imposta alla mia attenzione una serie di riflessioni forse cattive, forse sbagliate, forse invece buone e giuste, chissà…
Mentre al microfono non sono più felice, affogando in un mare di mer…avigliosa programmazione musical-pubblicitaria, ben altre immagini si formano nella mia mente.
Sono immagini di morte. Sembra che intorno a me tutto stia morendo, e mi chiedo se sia per mia colpa. Ma io ne sono assolutamente innocente.
Muore un sogno soffocato dalla cupidigia, muore una madre soffocata dall’incapacità di ospitare ossigeno, muore il mondo soffocato dall’uomo.
E quando vedi quella fossa, e le altre già scavate, in attesa, non vedi solo le fosse degli altri, ma anche la tua.
E ti chiedi a che pro nascere, a che pro vivere, e vai più in là: ti chiedi se i genitori, dando la vita ai propri figli, non ne siano essi stessi gli assassini.
Infatti muore solo ciò che è vivo. E muore sempre. Niente di ciò che è vivo sfugge alla morte. Perché allora donargli la vita? Così facendo gli doni anche la morte.
Fai figli soprattutto per compiacere al tuo desiderio, e quando li vedi piccoli e deliziosi ridere, giocare, imparare la vita, non pensi alla loro morte: tanto avverrà dopo, quando tu sarai già andato. Casomai pensi alla tua. Tutto un fatto di egoismo, vivere.
Io in una mia canzone-sigla (ah, che bei ricordi…) cantavo: “Tra mille e mille spermatozoi la vita ha scelto soltanto noi, e se qualcuno non l’ha capito gli infiliamo un grosso dito… Su… per il culo!”. Ecc. ecc.
Un testo tendente all’ottimismo.
Ma oggi, forse per le note vicende, non mi sento più così ottimista.
Scopro invece che qualcuno prima di me ne aveva parlato in una sua somma poesia. Mica uno qualsiasi: Giacomino Leopardi.
Cito:
‘Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio più grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura
perché da noi sì dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale’.
La poesia è lunga e grandiosa. Vi consiglio di leggervela tutta. Io l’ho fatto ieri alla radio, rubando tempo al niente.
Forse mi passerà questo momento di cupe riflessioni, ma ancora dura: genitori assassini, figli vittime e a loro volta, domani, assassini…
Si nasce per incartapecorirci nella vecchiaia, per subire l’affronto, l’umiliazione del tempo spietato. E, supinamente, accettiamo tutto questo, perché è inevitabile.
Chi vi scrive sarà morto. Chi mi legge sarà morto. E’ solo questione di tempo. E sarà poco, pochissimo, e il non poter farci nulla ci rende fatalisti. Salvo cacarci addosso quando sentiamo che il tempo è finito.
Perché non siamo come gli animali? Questo è un altro concetto espresso da Leopardi nella stessa poesia (‘Canto notturno di un pastore errante dell’Asia’). No, noi abbiamo un cervello superiore, gran dono di Dio, e mentre le pecore del pastore si posano serene sull’erba lui, facendo lo stesso, si annoia a morte. E chiede alla Luna perché. E lei non gli risponde.
Noi dobbiamo soffrire ed esserne consapevoli. E tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo riusciti ad essere, presto sarà dimenticato, tempo una o due generazioni, cioè niente.
Lo sappiano gli stronzi, questo!
Il brutto è che lo sappiamo anche noi.
Via, su, diamoci da fare. Non sprechiamo altro tempo: togliamoci la soddisfazione, almeno, di essere GRANDI.
Questo sì, si può.
“G”
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19 giugno 2007.
RINASCITE.
Sembra proprio che questo blog stia prendendo una via diversa.
Oh, non che abbia rinunciato agli ‘autodialoghi’, che mi piacciono tanto, ma in questo momento credo sia il caso di parlare direttamente a chi legge, e non a me stesso.
Sono successe cose basilari nella mia vita, perciò ho deciso di intitolare questa serie di articoli ‘Diario dalla Vita’, come la precedente s’intitolava ‘Diario dalle Ferie’.
Le ferie sono finite ed io tornato al microfono.
Certo se dovessi seguirmi come ascoltatore oggi avrei molti problemi.
Gli interventi che mi sono riservati a volte sono di 5 secondi! A volte però anche di 30… Raramente di 1 o 2 minuti…
Impera la pubblicità: io non lo so, ma può darsi anche che superi il massimo consentito dalla legge. Supera sicuramente il massimo consentito dalla pazienza degli ascoltatori.
Io per poter parlare un minimo butto nel cestino virtuale alcune canzoni, ma non basta. Mi rendo conto di essere inascoltabile. E mai mi era capitato nella mia lunga e – come si dice – onorata carriera.
Nei messaggi che mi mandate a volte ironizzate (‘O “G”, che la smetti di interrompere ogni pochino la pubblicità?’), a volte vi incazzate (‘Ma mandali tutti a fare in…’). Chissà dove.
No. Io resto lì a farmi distruggere, consapevole che chi mi fa questo operi in realtà un’autodistruzione. Io resto intatto.
Ricordate che figura di merda ci ha fatto chi ha messo in croce Gesù?
Nessun paragone, è ovvio, parlo di sistema. E anche qui non mancano i Farisei, i Pilato e i Giuda. C’è tutto.
Ieri alla funzione religiosa per il commiato a mia madre il prete non ha avvinto la folla con il suo discorso, ma una cosa che ha detto mi è rimasta impressa: Gesù ha avuto tante tentazioni, l’ultima delle quali quella di sfuggire al martirio e alla morte. Avebbe potuto, ma ha scelto di bere fino in fondo l’amaro calice.
Io ho sempre ammirato la figura del Cristo, poi strumentalizzata dai mercanti nel tempio, e se posso anche lontanamente tentare di seguire il suo esempio ne vado fiero.
Beh, speriamo di meritarci anche la resurrezione…
Ho tante cose da dire, e lo farò, almeno qui.
Stamattina ho visto la bara contenente il corpo della donna con cui ho vissuto per tutta la vita scendere in una fossa ed essere ricoperta di terra. E credo che sia il momento di pensare seriamente a cosa fare di ciò che resta della mia esistenza.
Cosa volete che sia un piccolo ostacolo come quello di un programma radiofonico umiliato ed offeso?
Da tutto questo nasce un nuovo “G”. Peggio per chi se lo perde.









