*** DIARIO DALLA VITA ***

19 Giugno 2007 Commenti chiusi

4 luglio 2007 (Independence Day).
ANALISI.

* Primo elemento: IL LICENZIAMENTO.

E’ sinonimo di FALLIMENTO? Di SCONFITTA? Di DISPERAZIONE?
Nonononononononononononononononononononono…
Al contrario.
Ovviamente parlo del mio caso. A ognuno i casi suoi.
Premesso che è la prima volta in vita mia, l’esperienza si rivela tutto sommato positiva. Quasi esaltante.
L’abbinerei piuttosto alle parole SUCCESSO, VITTORIA, ORGOGLIO.
Non volendo mai copiare nessuno, anche in questo sono stato il primo. Non che mi auguri che altri seguano la mia sorte, anzi: spero proprio di essere non solo il primo, ma di restare anche l’unico.
Mi piacciono i pezzi unici, mi piace esserlo.

Il mio ORGOGLIO ha avuto SUCCESSO fino alla VITTORIA!

Perché venire escluso in questo modo e in queste condizioni non può essere che una grande VITTORIA.
Il mio non è affatto un ragionamento autoconsolatorio, come qualcuno potrebbe insinuare.
Ed eccone la prova: solo il pensiero di dover eventualmente ritornare davanti a quella macchina mi atterriva.
Se mi avessero richiamato avrebbero raggiunto senza fatica il loro primitivo intento: me ne sarei andato da me.

E invece MI HANNO FATTO VINCERE!
Vedi, a volte?

* Secondo elemento: I DATI DI ASCOLTO.

Ho passato 25 anni in una radio constatando ogni sei mesi quanto i dati di ascolto ufficiali mi premiassero.
Fino allo scorso anno la fascia d’ascolto che mi riguardava è sempre stata la più alta dell’emittente. Al secondo posto quella comprendente il programma sportivo, al terzo quella della mattina.
Io posso garantire solo per questi dati, essendo sicuro che nessuna strana manovra sia stata mai fatta per ottenerli.

Quello che succede attualmente non mi riguarda.
Non mi sento affatto responsabile dell’evidente calo dei primi quattro mesi, né tantomeno della miracolosa risalita degli ultimi due (+ 35%: mai successo nemmeno nei migliori anni dell’emittente!).
So solo che una miriade di ascoltatori proprio in questo periodo è diventata ex.
Forse a loro Audiradio non ha telefonato…
Ma loro hanno telefonato a me!

* Terzo elemento: GLI ASCOLTATORI.

Chi sono i miei ascoltatori?
Spesso me lo sono chiesto.
E’ ovvio che ogni persona faccia parte a sé, ma deve pur esserci qualcosa che accomuni chi sceglie di ascoltare un programma invece di un altro.
Per capire meglio facciamo un confronto: tra il mio programma e un programma sportivo, ad esempio.
Sia ben chiaro, è una scelta del tutto casuale ed ipotetica.

Allora: c’è chi ascolta solo il mio, chi ascolta solo l’altro e chi li ascolta entrambi.
Rispetto per tutte e tre le categorie, indubbiamente, ma con gli opportuni distinguo.

Chi ascolta solo me probabilmente non è interessato ad argomenti sportivi o non li condivide per diversa tifoseria.
Chi ascolta soltanto il programma sportivo è evidentemente interessato solo a quel preciso argomento.
Quindi, essendo il mio programma generalista, cioè vario, spaziante in tutti gli aspetti della vita, chi lo sceglie cerca ricchezza e varietà di argomenti, ama apprendere, migliorarsi e sognare, oltre che divertirsi.
Chi sceglie il programma sportivo, come si è detto, è interessato a un solo argomento, oltre il quale spesso non va. Ci vive, ci sguazza, fino a farne persino, in alcuni casi, una ragione di vita. Non desidera parlare né sentir parlare d’altro.
Chi ascolta entrambi i programmi dimostra apertura e giusta valutazione dell’importanza delle cose, e assomiglia più all’ascoltatore della prima categoria che a quello della seconda.

Altra differenza tra l’ascoltatore della prima e quello della seconda categoria è questa: mentre quello della prima ha una discrezionalità decisionale più sviluppata, anche in base alle scelte del conduttore che ha scelto, quello della seconda possiede una mentalità più elementare, è portato a farsi facilmente suggestionare e a credere a qualsiasi cosa gli venga suggerita dall’alto. Per ipotetico esempio, che il “G” sia quello che molesta le vecchiette al telefono. Così la calunnia diventa verità, modo di dire, etichetta, ripetitività da bassa radiocronaca.
Nel tranello non cascano gli appartenenti alla prima e alla terza categoria.

Il signor ‘seconda categoria’, che come abbiamo visto crede a tutto, è persino portato a credere, ad esempio, che certi maestri della banalità siano dei grandi professionisti, se glielo dice qualche gran sacerdote del gol.
E magari, sempre ipotizzando, lui lo dice perché non ama la concorrenza all’interno dell’emittente, e giova assai alla sua voracità che intorno a lui ci sia soltanto calma piatta, finalmente.

Continuando nelle ipotesi, lo stesso individuo potrebbe godere come un pazzo per il licenziamento di uno come me, pensando di essere il vincitore.
E invece perde. Ha sempre perso.
Può godersi tutti i presunti ascolti, ora, ma è come l’eterno secondo, che comincia a vincere solo quando il supercampione smette di correre.

Ma, attenzione…
Sempre per ipotesi: chi l’ha detto che il supercampione smetta?

“G”

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2 luglio 2007.
CHI APPARTIENE ALLA VERITA’ NON SARA’ MAI SCHIAVO DEL POTERE.

Potrà apparire strano che io intitoli così questa pagina di diario.
Ma perché strano?, chiederà qualcuno. E’ una bellissima frase, un concetto profondo e universale, vero.
No, no, non è questa la stranezza. Condivido in pieno quelle parole. Lo strano è che si tratta di una frase pronunciata proprio ieri dal Papa, e che, colpito, mi ero segnato per servirmene alla prima occasione.

Come sapete io non sono molto vicino ai concetti papali di solito, ma la mia nota imparzialità mi fa prendere il buono anche dove poco prima ho trovato del marcio. Quindi l’ho preso.
E l’occasione?
Quella si è presentata subito, guarda caso, così della frase in questione non ho potuto che fare il titolo di questo scritto.

In tre parole: SONO STATO LICENZIATO.

In data 29 giugno era partita una raccomandata che mi è arrivata solo oggi, e in cui mi si licenzia in tronco da Radio Blu per una causa che chi mi scrive definisce giusta.
Il concetto di ‘giusto’ è evidentemente molto soggettivo. Lascio a chi legge interpretare.

Finisce così definitivamente un’avventura durata quasi 25 anni, in cui ho dato tanto di me stesso a un microfono. Ho dato tutto.
Ho anche preso tanto. Non soldi: c’è ancora qualche stupidotto che mi scrive rinfacciandomi lauti stipendi… E magari va allo stadio ad inneggiare a mutandati multimilionari.
No, ho preso tanto da voi, e siccome io sono uno solo e voi una moltitudine, forse ho preso più io da voi che voi da me. Anche se ognuno ha avuto con sé il proprio “G”, il suo “G” personale, e ne ha fatto giustamente l’uso che più e meglio gli è parso.

E’ ovvio che io non pianga per come lascio la radio. Non quella attuale. Ma se lo sguardo del mio ricordo ripercorre le infinite imprese, a volte leggendarie, che abbiamo vissuto GANZAMENTE INSIEME, allora…
……………………………………………………………………………………
Succede anche a voi?
Lo sapevo.

Siamo stati una cosa sola per tanto tempo che sembra impossibile doverci separare.
Ma da quello che mi arriva, da quello che sento ogni giorno dalle vostre parole, dai vostri sguardi, dalle vostre strette di mano, capisco che adesso noi siamo uniti più di prima.

Come al solito quel signore che mi scrive, l’Amministratore Unico, si inventa circostanze facilmente confutabili.
Mi dice che le mie esternazioni in diretta ‘sono continuate nonostante i reiterati tentativi da noi posti in essere per cercare di farLe tenere un atteggiamento e un comportamento più corretto e più consono’.
(Mi danno del Lei con la L maiuscola ma mi trattano con la g minuscola!).

Ma quali reiterati tentativi! Ho scritto e riscritto IO alla proprietà, alla direzione ecc., facendo presenti i miei problemi di trasmissione e mai mi è stato risposto se non picche. E solo una volta, in una raccomandata del tutto pretestuosa risalente al 19 marzo, mi si richiedeva moderazione nei confronti dell’emittente. Io mi adeguai, ma furono loro a non moderarsi, riducendomi a una larva di conduttore e distruggendo, radendo al suolo letteralmente la mia immagine pubblica. “G”round Zero.
A quel punto se, privo di risposte dalla proprietà, ho esternato i miei disagi e quelli degli ascoltatori col mio solito fare ironico, credo di avere fatto il minimo. Il massimo sarebbe stato… Fate voi.

E, attenzione, non gli basta licenziarmi: si riservano anche ogni azione nei miei confronti nelle opportune sedi al fine di ottenere ‘il risarcimento dei danni da Lei procurati col Suo illegittimo comportamento’.
Altro concetto molto soggettivo, quello dell’illegittimità… Quello del ‘danno’ poi…

Non è che io non sappia ciò che ho detto in diretta. Ho le registrazioni. Ho le trascrizioni. E, riascoltandomi, non ho potuto che sorridere: non c’è proprio niente di offensivo. Qualche ‘legittima’ battuta nel mio stile e qualche opinione degli ascoltatori. Ah, se avessi letto anche i messaggi più crudi…

OK, signori, se volevate creare un martire ci siete riusciti.
I martiri sono quegli uomini e quelle donne che non chinano la testa, e preferiscono andare al rogo piuttosto che rinnegare le proprie idee.
Ma attenzione: i martiri hanno fatto bene sempre e solo alla propria causa, mai a quella dei loro aguzzini.

Perché chi appartiene alla Verità non sarà mai schiavo del potere.
Grazie, Benedetto, una volta tanto.

“G”

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30 giugno 2007.
INTERVISTE E INTERSENTITE.

Mi sono visto di nuovo in TV. Il mio pallido volto per un paio di minuti ha attraversato gli occhi di molti telespettatori, diventati, nell’attesa, ‘tele-aspettatori’…
Per prima cosa devo ringraziare di nuovo TVR Teleitalia, nelle persone di Elisangelica Ceccarelli e Lorenzo Cassigoli, nonché della gentile e fascinosa Claudia Guasti, tutti cari miei ascoltatori, per la sempre perfetta puntualità nell’invitarmi quando la mia vicenda subisce dei nuovi scossoni (siamo a cinque inviti a tutt’oggi).
Poi, inaspettatamente, mi corre l’obbligo di ringraziare la nuova Radio Blu per avermi insegnato la concisione: costringendomi a interventi di uno o due minuti al massimo mi ha fatto da scuola per la TV, in cui due minuti a volte valgono quanto un’ora di radio.
E devo dire che Radio Blu, com’è adesso, è il massimo dell’insegnamento per me: sa farmi parlare anche senza avermi in trasmissione!
Che splendida scuola!

In verità la mia mini-intervista di ieri era durata un po’ di più, ma già sapevo che ci sarebbero stati dei tagli: oh, non perché avessi detto cose poco gentili nei confronti di chicchessia, ma per pure necessità di tempo. In effetti ero stato un po’ troppo verboso: avevo parlato del ‘Gruppo G’, e anche di una sorgente iniziativa chiamata ‘Nessuno tocchi il G’. Avevo persino incrociato i polsi all’altezza del viso per simboleggiare la mia attuale ‘prigionia’, e declamato il testo del dolce telegramma col quale mi si è messo a tacere.
A proposito, per il momento sono ‘quelli là’ che tacciono. Non mi hanno più fatto sapere niente. Io aspetto, pazientemente e col sorriso sulle labbra…

E già che ci sono voglio ringraziare anche ‘Il Giornale della Toscana’, anch’esso puntuale nel seguire le mie vicissitudini radio ed extraradio.
L’articolo, il secondo dall’inizio del calvario, è stato di nuovo perfetto in ogni sua parte, rispecchiando esattamente i fatti e il mio pensiero, cosa non facile da verificarsi sulla carta stampata.
Bravo Marco Ferri, e grazie al direttore Riccardo Mazzoni, tutti, bontà loro, miei estimatori.
Anche qui il silenzio della ‘controparte’, vanamente interpellata, è suonato altamente significativo…

Ultimo ringraziamento, ma – come si dice – non ultimo, a tutti quelli che stanno dandosi da fare per me, e non sono affatto pochi: il ‘Gruppo G’ è una grossa realtà, ormai, e le sue iniziative spaccano. Che cosa? Mah… fate voi! Spaccano certamente il web con le tantissime visite al blog ufficiale (perilg.blog.tiscali.it).
E tutti gli altri, i singoli che mi chiamano, mi scrivono, spargono come possono la voce…
E nuovi amici come Emanuele, giovane genio della Normale di Pisa, che ha dato una pennellata di classe alla enciclopedicità della mia immagine, e il grande poeta Walter Rossi, uomo dalle molte e inaspettate risorse…

Insomma, se volevo passare un po’ di tempo da solo, ecco, non posso. Ci sono tutti questi meravigliosi rompicoglioni che per fortuna mi aiutano a vivere!

“G”

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29 giugno 2007.

ULTIM’ORA.
QUESTA SERA, ALLE 20,40 (REPLICA ORE 22,40), NEL TELEGIORNALE DI TVR TELEITALIA ‘OGGI IN TOSCANA’, IL “G” RISPONDE ALLA DOMANDA:
‘CHE FINE HA FATTO IL “G”?’.

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28 GIUGNO 2007.
L’UOMO DEI MIRACOLI.

Non vorrei si fraintendesse questo titolo che mi sono modestamente attribuito.
I miracoli accadono intorno a me e ancora stento a credere di essere io a provocarli. Ma no, non sono io, sono gli altri.
Io sono il miracolato.
Ecco, così va meglio. C’è un meraviglioso fervore tutto intorno alla mia esistenza, quasi un’aura fatta di splendenti persone che mi avvolgono di luce.
Forse è sempre stato così, ma uno se ne accorge solo in certi momenti della vita.

Come 28 anni fa adesso risuccede. Nel frattempo dove si erano rintanati gli angeli?
Dietro un apparecchio radio ad ascoltarmi, sotto un palco a divertirsi, per strada a salutarmi, su un libro a leggermi…

Ma ora che l’uomo è in difficoltà eccoli spuntare fuori da tutte le parti, pronti a fare qualcosa (tanto) per il fortunatissimo sfortunato che ha la fortuna di avere sfortuna. Perché è allora che si vedono gli angeli.
Non li vedi nei momenti di vacche grasse, o almeno credi di non vederli. Ma quando le vacche dimagriscono, se tu hai fatto qualcosa di buono nel frattempo, eccoli, tutti lì, pronti a sostenerti sulle loro ali.
E nascono gruppi, e si fanno avanti persone, e ti danno conforto e non solo. Anche fatti concreti.

Vorrei poter fare i nomi di tutti, scrivendoci accanto il loro miracolo, ma diventerebbe una lista sterile, da lapide.
Chiunque legga questa pagina di diario sappia che anche lui probabilmente fa parte della schiera, e se per caso non fosse così dovrebbe porsi dei seri quesiti sulla propria esistenza. Magari anche darsi di stronzo. Perché so per certo che alcuni stronzi mi leggono, e, chissà, adesso che l’ho detto scopriranno finalmente di esserlo. Ma sono certo che l’abbiano sempre saputo.

Non posso dire tutto e tutti, ma vi assicuro che mi sono capitate cose e persone in questi ultimi giorni da stupirsi. Scoprirei troppo le carte se fossi più chiaro. E certe volte è bene giocare a carte coperte.
Ho scoperto le mie carte per 25 anni, permettetemi di coprirne alcune adesso.

La parola che pronuncio più spesso in questo periodo è ‘grazie’.
Ma con orgoglio devo constatare che è anche quella che più spesso sento pronunciare.

Chissà se di questo debba ringraziare anche chi sta facendomi del male…

“G”

P.S. DELLA SERIE: MIO DIO COME SIAMO CADUTI IN BASSO!
Qualcuno dalle orecchie lunghe mi avverte di aver sentito stamani da una radio (chissà quale…) un tizio dalla voce impostata (o impastata?) che, riferendosi al matrimonio della Regina Elisabetta, lo ha collocato nell’Abbazia di Wess Master.
Ora chi glielo dice che Wess era quello che cantava con Dori Ghezzi e Master una parola inglese con vari significati che niente ha a che vedere con le abbazie, e in particolare con quella di Westminster?
Ah, ma forse si vuol battere la concorrenza di Testaunta…
Allora va bene! Perfetto!

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26 giugno 2007.

ULTIM’ORA.
OGGI COMPRATE ‘IL GIORNALE’.
NELL’ALLEGATO ‘IL GIORNALE DELLA TOSCANA’
TROVERETE UN ARTICOLO SU DI ME.

(SENTILAEEEEEE…)

Ma intanto…

Beccatevi qualche sms arrivato recentemente sul mio popolarissimo cellulare 333 180 52 52.
Gli sms, forma nobilissima di comunicazione sintetica, mi arrivano a pioggia, e il temporale sembra non finire mai.
Tanto tuonò che piovve!

ANCORA VOI, SEMPRE VOI.
(13 a caso).

E’ la prima volta che scrivo ad un uomo, visto che sono un uomo anch’io. Però… mi manchi tanto, G!!!
Tuo fedele Leo4you.

Grande G, ascoltarti così legato era come trombare l’Arcuri senza togliersi mutande e calzoni….
Marco da Figline.

O Gieeee… Indottussefinito?

Di cosa hanno paura i nuovi ‘padroni’? Del tuo potere? Quello di farci sorridere, pensare, criticare? Ci vogliono tutti impotenti, grassi, senza capelli e con i duroni?
M.

O G, ma che succede? Hai fatto tardi alla Manpower o all’Adecco?

Ehi, non posso pensarti lì a pensare… OK, penso ad altro… Ma tu… sei più forte di loro, di tutto!
A.

Ciao G! Prima di tutto voglio ringraziarti per tutto quello che mi hai dato in 20 anni e vorrei starti vicino in questo periodo così difficile.
Andrea da Prato.

Ciao G, sto passando un periodo pessimo, come non bastasse tu non sei più in radio. Mi hai fatto ridere, pensare, imparare. Grazie! Domani devo fare un ECG, ti penserò.

Caro G, che silenzio c’è nimmondo senza di te! Mi sento come se dovessi scontare una specie di pena, la pena del silenzio appunto… A casa avevo piazzato una radio in ogni stanza (persino nella doccia!) per poterti sentire e ora mi trovo con tutti questi oggetti muti e inutili bisognosi solo di essere spolverati… Ma questo periodo passerà, lo sento, anzi ho la sensazione di qualcosa di grande in arrivo. Speriamo, G, speriamo…
Un’ascoltatrice.

Caro G, che altro dire che non sia già stato detto? Ti auguro solo che a una stagione feconda e felice in radio conclusa con la testa alta ne possa seguire un’altra altrettanto positiva. A te tutta la mia stima ed il miglior augurio di… riscatto! Ciao.
Everyone.

“G”, mi dispiace tanto per ciò che ti è accaduto e che è accaduto a noi. Ma sono sicura che non ci lascerai soli… Sbucherai fuori in altre forme! A presto!
Lara.

G ma dove sei? Radio Blu è uno schifo senza te. Un bacione a te G, genio incompreso. Tvb.
Paolo gay da Fiesole.

Ieri ho avuto l’occasione di ascoltare vecchie registrazioni del Sondazzo. Credimi, mai come adesso riesco ad apprezzare la tua bravura, la tua fantasia e la tua intelligenza. Quanta nostalgia, quanti ricordi, quanta compagnia mi hai fatto. Forse avrò un’intelligenza limitata, ma non riesco a capire la strategia della nuova proprietà. Eppure dovrebbero sapere che nei grandi network ci sono brutte copie dei tuoi programmi…

E via così, senza sosta.
Chi, forse in malafede, insinua che io negli ultimi tempi ho avuto un calo di popolarità e di ascolti, è servito. Questo è solo un pallidissimo esempio delle centinaia, migliaia di messaggi che mi arrivano di continuo.
Chi invece lo pensa in buona fede, allora ha capito male o si è informato peggio.
Sono un caso raro: vengo ‘ascoltato’ anche se non trasmetto!
Forse un giorno mi studieranno a scuola… Che palle, il “G”!
Il fenomeno non accenna a calare, e brave persone avvertono un tale vuoto che chissà cosa non farebbero per riempirlo…

Io assisto sbigottito e ringrazio!

“G”

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25 giugno 2007.
LA PAROLA A VOI.

Ricevo continuamente vostre comunicazioni attraverso mail, sms, telefonate.
Oggi voglio pubblicare i testi di alcune mail di questi ultimissimi giorni.
Esse rispecchiano, esemplificandolo, tutto il vostro attaccamento a un programma radiofonico e al suo conduttore.
La parola a voi!

UN MESSAGGIO FRA I TANTI.
Ciao G… Ti scrivo stasera dopo questo periodo di riflessione in cui non ti ho (purtroppo) ascoltato per radio ma seguito ogni giorno nel tuo diario internettiano.
Lo so che questo è solo uno dei tanti messaggi che ti saranno arrivati e che continueranno ad arrivarti, ma ho voluto esserci anch’io. Ti scrivo solo per ringraziarti della compagnia che mi hai fatto per radio in tutti questi anni, tanti, non ricordo neppure quanti siano di preciso.
Mi hai fatto riflettere e divertire nello stesso tempo, mi hai fatto conoscere cose che non sapevo sulla poesia, sull’arte e anche sulla gente, su di noi… In questi anni di Sondazzo ci hai fatti partecipi dei cambiamenti dei tempi, degli umori. Spero che tu riesca a trovare nuovi spazi magari su altre emittenti. Sì, su altre emittenti, perché la radio che seguivo e che mi teneva compagnia non esiste più, è rimasto solo il nome che suona addirittura come un insulto al ricordo della vecchia Radio Blu. Ora il colore è sbiadito e si confonde con i colori delle altre emittenti… Oddìo, più che colori sembrano di un grigio fumo, una nebbia che nasconde la creatività e la libertà, ma forse tutto questo fa parte dei cambiamenti della vita riflessi nel Sondazzo, siamo tutti omologati, monotoni. Che noia…
Ti seguo ancora sul blog, oltretutto ancora più riflessivo, più intimo…
Mariano Benassi.

MESSAGGIO DA UN LETTORE DEL TUO BLOG.
Ciao, amico G, mi manchi, mi manchi tanto. Sono un ragazzo del Valdarno che ti ha sempre seguito. Cazzo G, per la prima volta mi mancano le parole, vorrei svegliarmi e accendere la radio e sentire la tua voce che mi tiene compagnia nei giorni più bui, e credimi io ne ho avuti tanti tanti, ma tutto è finito. Quanti ricordi mi affiorano nella mente. Mi scappa da piangere. Racconterò ai miei figli e a chi non ti ha conosciuto che persona fantastica sei.
Torna presto, ci manchi!
Cristiano.

SENZA TITOLO.
Ciao G, amico delle mie ore più belle e spensierate, dove con il tuo Sondazzo e il tuo parlare a ruota libera mi rallegravi quella 4 ore, in casa, mentre si mangiava io e mia moglie ci ridavi quella allegria nel sentire le tue provocazioni telefoniche… Ah caro G quanto ci manchi, ma lascia quel posto, non fa più né alle tue idee e né tantomeno a quelle dei tuoi fedeli ascoltatori, è diventata una radio che non dice nulla, non è più quella radio di provocazioni e socialmente utile per rallegrarci e faci fare due sane risate.
Ciao G, per me sarai sempre la persona che mi ha dato tanti sorrisi e anche molta cultura che io non ne ho. Ciao, un abbraccio affettuoso.
Franco e Famiglia.

SENZA TITOLO.
Ciao G, ho potuto scoprire da poco il tuo blog, perché non ho mai sentito il bisogno di andare a leggere quello che scrivevi, perché ti ascoltavo, anche se non sempre, e mi facevi compagnia. A volte devo essere sincera non condividevo le tue idee, ma non importava. E’ giusto che ognuno di noi la pensi come vuole. Comunque quando ti potevo ascoltare mi facevi compagnia e ogni tanto anche sorridere e quindi di conseguenza dimenticare i miei problemi quotidiani. Adesso a malincuore ho letto che ti hanno cacciato via perché parlavi troppo e troppo di quello che i signori non volevano che tu parlassi (bella democrazia). Io nel mio piccolo finché tu non ritornerai a Radio Blu mi sono ripromessa di non sentirla più anche perché ora fa letteralmente schifo. Scusami carissimo G se non so scrivere come te (in questo momento dovrei lavorare), ma quando non ti ho sentito in radio mi sono immaginata quello che già presagivo da tempo, cioè che non ti avrebbero più fatto parlare liberamente e quindi uno come te era diventato troppo scomodo in una radio bigotta come quella che è diventata Radio Blu. Tieni duro caro G!
Con affetto.
Antonella.

DOMENICA MALINCONICA.
Carissimo G, sono un tuo ascoltatore di Lucca da tantissimi anni e non puoi capire quanto tu sia stato importante nel costruire gran parte del mio carattere e della mia personalità. Con te ho attraversato gli alti e bassi della vita, ben sapendo che ogni giorno – qualunque cosa succedesse – tu non mi avresti abbandonato in quel ‘mitico’ orario da mezzogiorno alle quattro dove si rideva e si ragionava, si imparavano cose nuove e si ribadivano le nostre certezze. Negli anni sei diventato il fratello maggiore che non ho mai avuto ma anche un insegnate vero che a scuola non ho mai trovato. Poi, d’improvviso, l’ottusità di poche persone ci ha tolto tutto questo e mi ritrovo qui, in questa domenica malinconica a scriverti per sentirti comunque vicino, per dirti grazie di tutto quello che ci hai dato in questi anni e che nessuno ci potrà comunque togliere.
Vorrei dirti tante altre cose ma preferisco chiudere questo mio sfogo con un forte abbraccio e con la certezza che arriveranno tempi migliori per entrambi.
Ciao amico G.
Luciano Martini.

Alt, per ora.
Potrei andare avanti per molto, molto spazio, e leggereste lettere molto simili tra loro, con prima un rimpianto per me e poi una (s)valutazione sulla radio che per tanti anni ho contribuito a fare grande.
Ovviamente lascio a chi ha scritto tutta la responsabilità dei giudizi espressi sull’emittente.
Io, da bischero che sono, continuo ad amarla…

“G”

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23 giugno 2007.
SOLO POESIA.

No, oggi non voglio mettermi a lottare. Voglio distendermi sopra un prato verde punteggiato di margherite ed ascoltare una poesia.
Quella che nell’ultimo giorno di trasmissione ho voluto leggere al microfono, e che mi ha fatto incrinare la voce sul bellissimo finale.
Non mi si incrineranno le dita sulla tastiera se adesso la scrivo…

Accarezzami le mani

figlio mio

tienile tra le tue

per sempre

quel tempo in cui vivemmo

uno per l’altro

uno nell’altro

in un sol cuore

è ancora qui

ancora ti sento vivere

con gli occhi chiusi

le labbra trepide

tu sei ciò che la notte

non disperde

l’insonnia sulla barca

ormeggiata senza fune

le prime ore del mattino

la certezza lenta e silenziosa

il lamento di una radio

che annuncia il canto

la tana indistruttibile

il rifugio della rubecola

vorrei fosse già domani

per l’attesa di un tuo bacio

ma è già passato

quel finto commiato

nulla è più distante

siamo tornati insieme

uno per l’altro

uno nell’altro

sono io quella bambina

che vive e cresce nel tuo cuore

figlio mio

———– Walter Rossi.

(Accidenti, anche le dita…).

“G”

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22 giugno 2007.
TUTTO E’ (QUASI) COMPIUTO.

Peccato dover scrivere un altro pezzo di diario subito dopo il precedente, che mi piaceva molto. Ma voi leggete anche quello, OK?
Questo invece mi piace meno, molto meno.
Sto scrivendo a stento, continuamente interrotto da telefonate di ascoltatori che mi chiedono perché io non sia alla radio.
Rispondo a tutti quello che sto per scrivere qui:

IO NON SONO PIU’ IL “G” DI RADIO BLU !!!

Però sono ancora il “G”.

E’ accaduto che, tornato in trasmissione lunedì scorso, con mia madre ancora esposta nella camera ardente, io abbia trovato una situazione volutamente pesante nei miei confronti: tonnellate di pubblicità e musica nel mio programma, e spazi ridicoli per parlare: dai 5 secondi ai 30. Dal minuto al minuto e mezzo. L’avevo già denunciato su questo diario martedì scorso, il 19, andate a vedere.
Una condizione di irrespirabilità per me. Ovviamente ho fatto presente la cosa ai molti che ascoltando e inviandomi sms me ne chiedevano spiegazioni. Ho detto quello che pensavo, descrivendo semplicemente e con parole vere, per lo più ironiche e senza offendere nessuno, l’assurda situazione professionale in cui ero stato cacciato.
Questo non è piaciuto alla direzione dell’emittente, che mi ha spedito un telegramma in cui mi si intima, con effetto immediato, di astenermi da interventi in voce, in attesa di valutare quanto da me detto in trasmissione.

Come al solito (vedi ferie forzate e non annunciate) si tappa la bocca a qualcuno (sempre a me, però…) a tradimento, senza dargli neanche modo di informarne il pubblico. Da qui si capisce quanta importanza chi agisce così dia agli ascoltatori. Zero.
Si vedrà quanto ascolto daranno loro all’emittente. Zero.

Pensano di avere in mano le armi per poter facilmente licenziarmi, o addirittura adire le vie legali contro di me? Così si rigira la frittata e si arriva all’assurdo: il danneggiato diventa danneggiatore…
Ma non è contemplata in Italia la legittima difesa?

In ogni caso, onore al merito: non ho leccato culi a nessuno, io, o assunto posizioni pecoresche, e comunque vada ne esco a testa alta, parlando libero fino in fondo.
Sono piuttosto fiero di me.

“G”

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22 giugno 2007.
L’IMMENSA SOLITUDINE DEI GATTI.

Guardo una foto di mia madre. E’ giovane, bella, sotto i venti.
E m’immagino che qualcuno le dica: “Tu morirai a 93 anni”. E la sento rispondere come risponderebbero tutti a vent’anni: “Magari! Ci metterei la firma! C’è tanto tempo ancora…”. Un alzarsi di spalle e via nel tempo beato che a vent’anni sembra non trascorrere mai.
Ma i 93 anni passano, il momento arriva. Nessun luogo è lontano, scriveva Richard Bach. Nessun QUANDO è lontano, si può parafrasare.
E al momento della scadenza dei termini forse una proroga di qualche mese, dovuta più che altro ad accanimento terapeutico, poi la chiusura definitiva della pratica.
E di anni possono esserne passati 30, 40 o 93: è la stessa, identica cosa. Quando è finita è finita, e non conta la permanenza del proprio corpo vivo nel mondo. Dopo si è tutti inspiegabilmente uguali.
“Aveva solo 27 anni. Poverino, è morto giovane!”. No, se si chiama Masaccio.
“Beh, in fondo aveva 93 anni, era arrivato il suo momento”. No, se si chiamava Pincopallino.
Non esistono vecchiaia e gioventù. Esiste quello che riusciamo a fare nell’arco dei (comunque) brevi anni concessici.
In realtà una prima vita dovrebbe esserci data per prova, e una seconda per essere. Ma ci fermiamo tutti alla prova.
Le teorie sulla reincarnazione lasciano il tempo che trovano, dal momento che il reincarnato non ricorda niente delle vite precedenti, ed è costretto a rinascere bambino sperduto nel mondo per un altro faticoso periodo di prova.
Dovremmo avere una seconda opportunità essendo in grado di far tesoro di tutto quello che la prima ci ha insegnato. Questa dovrebbe essere la differenza tra noi e gli animali. E invece…

Animali.
Ho assistito a un fatto straordinario, proprio in concomitanza con la morte di mia madre.
Arriva la telefonata dall’ospedale alle 5,30 circa del mattino. Mi danno l’annuncio. Su di me scende qualcosa di pesante, che non si vede, ma pesa, pesa, e soffoca, e brucia… Riattacco il telefono e comincio a vagare per la casa. Sono solo. Eppure lo sapevo che era inevitabile: perché questa sensazione di peso opprimente? Mi organizzo per correre da lei. Lavarsi, vestirsi, sempre con la confusione in testa, il groppo alla gola e lacrime inarrestabili.
Non vi racconto niente di nuovo, sono comportamenti di tutti a certi annunci.
Prima di uscire cerco conforto nell’unico essere che è con me in casa: Iside, la mia gatta. Ma dov’è? Non la trovo. Esco. La ritroverò al ritorno, mi dico.
Torno, la cerco. Non c’è. La chiamo, mi infilo in tutti i pertugi più nascosti della casa. Non c’è. Temo di aver perso anche lei. E’ caduta dal balcone? E’ scappata dalla porta mentre uscivo?
E’ domenica. Passa la mattina, arriva il pomeriggio. La ricerca di Iside si fa pressante e senza esito. Scendo persino giù a controllare se, caduta dall’alto e feritasi mortalmente, non sia andata a morire in qualche cespuglio dei pressi. Niente, per fortuna.
Scende la sera. Nel frattempo ho dovuto occuparmi di un sacco di cose spiacevoli. Torno e la cerco di nuovo. Non c’è, non c’è!

E’ notte inoltrata quando dal nulla Iside appare. Dove si era nascosta? Non so. Ma c’è. L’accarezzo. Lei si struscia a me. E’ viva. C’è.
Racconto il fatto ad una persona cara e mi sento dire: “Ha sentito la morte. Si è nascosta fino a che non ti ha percepito più tranquillo, poi è uscita”. Può essere così? “I gatti lo fanno”.
Quanti ormoni di morte devono essermi usciti quella mattina durante e dopo quella telefonata? Lei li ha sentiti tutti, e si è rintanata senza farsi sentire, senza rispondere ai miei richiami, senza mangiare per un intero giorno. E Iside di solito mangia in abbondanza. E’ sempre a chiedere…

Io osservo i gatti da tutta la vita, e ne ho notata l’immensa solitudine.
Si dice siano egoisti. Forse invece sono esseri cosmicamente soli perché troppo più sensibili di noi. E non possono dirci che “Miao!”.
A volte Iside mi guarda, e ho la netta impressione che sia a conoscenza di cose che io ignoro.
E la ringrazio anche dei graffi.

“G”

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20 giugno 2007.
CUPE RIFLESSIONI.

In un momento di perdita di certezze come l’attuale si è imposta alla mia attenzione una serie di riflessioni forse cattive, forse sbagliate, forse invece buone e giuste, chissà…
Mentre al microfono non sono più felice, affogando in un mare di mer…avigliosa programmazione musical-pubblicitaria, ben altre immagini si formano nella mia mente.
Sono immagini di morte. Sembra che intorno a me tutto stia morendo, e mi chiedo se sia per mia colpa. Ma io ne sono assolutamente innocente.
Muore un sogno soffocato dalla cupidigia, muore una madre soffocata dall’incapacità di ospitare ossigeno, muore il mondo soffocato dall’uomo.
E quando vedi quella fossa, e le altre già scavate, in attesa, non vedi solo le fosse degli altri, ma anche la tua.
E ti chiedi a che pro nascere, a che pro vivere, e vai più in là: ti chiedi se i genitori, dando la vita ai propri figli, non ne siano essi stessi gli assassini.
Infatti muore solo ciò che è vivo. E muore sempre. Niente di ciò che è vivo sfugge alla morte. Perché allora donargli la vita? Così facendo gli doni anche la morte.
Fai figli soprattutto per compiacere al tuo desiderio, e quando li vedi piccoli e deliziosi ridere, giocare, imparare la vita, non pensi alla loro morte: tanto avverrà dopo, quando tu sarai già andato. Casomai pensi alla tua. Tutto un fatto di egoismo, vivere.
Io in una mia canzone-sigla (ah, che bei ricordi…) cantavo: “Tra mille e mille spermatozoi la vita ha scelto soltanto noi, e se qualcuno non l’ha capito gli infiliamo un grosso dito… Su… per il culo!”. Ecc. ecc.
Un testo tendente all’ottimismo.
Ma oggi, forse per le note vicende, non mi sento più così ottimista.
Scopro invece che qualcuno prima di me ne aveva parlato in una sua somma poesia. Mica uno qualsiasi: Giacomino Leopardi.
Cito:

‘Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio più grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura
perché da noi sì dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale’.

La poesia è lunga e grandiosa. Vi consiglio di leggervela tutta. Io l’ho fatto ieri alla radio, rubando tempo al niente.
Forse mi passerà questo momento di cupe riflessioni, ma ancora dura: genitori assassini, figli vittime e a loro volta, domani, assassini…
Si nasce per incartapecorirci nella vecchiaia, per subire l’affronto, l’umiliazione del tempo spietato. E, supinamente, accettiamo tutto questo, perché è inevitabile.
Chi vi scrive sarà morto. Chi mi legge sarà morto. E’ solo questione di tempo. E sarà poco, pochissimo, e il non poter farci nulla ci rende fatalisti. Salvo cacarci addosso quando sentiamo che il tempo è finito.
Perché non siamo come gli animali? Questo è un altro concetto espresso da Leopardi nella stessa poesia (‘Canto notturno di un pastore errante dell’Asia’). No, noi abbiamo un cervello superiore, gran dono di Dio, e mentre le pecore del pastore si posano serene sull’erba lui, facendo lo stesso, si annoia a morte. E chiede alla Luna perché. E lei non gli risponde.
Noi dobbiamo soffrire ed esserne consapevoli. E tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo riusciti ad essere, presto sarà dimenticato, tempo una o due generazioni, cioè niente.
Lo sappiano gli stronzi, questo!
Il brutto è che lo sappiamo anche noi.

Via, su, diamoci da fare. Non sprechiamo altro tempo: togliamoci la soddisfazione, almeno, di essere GRANDI.
Questo sì, si può.

“G”

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19 giugno 2007.
RINASCITE.

Sembra proprio che questo blog stia prendendo una via diversa.
Oh, non che abbia rinunciato agli ‘autodialoghi’, che mi piacciono tanto, ma in questo momento credo sia il caso di parlare direttamente a chi legge, e non a me stesso.
Sono successe cose basilari nella mia vita, perciò ho deciso di intitolare questa serie di articoli ‘Diario dalla Vita’, come la precedente s’intitolava ‘Diario dalle Ferie’.
Le ferie sono finite ed io tornato al microfono.
Certo se dovessi seguirmi come ascoltatore oggi avrei molti problemi.
Gli interventi che mi sono riservati a volte sono di 5 secondi! A volte però anche di 30… Raramente di 1 o 2 minuti…
Impera la pubblicità: io non lo so, ma può darsi anche che superi il massimo consentito dalla legge. Supera sicuramente il massimo consentito dalla pazienza degli ascoltatori.
Io per poter parlare un minimo butto nel cestino virtuale alcune canzoni, ma non basta. Mi rendo conto di essere inascoltabile. E mai mi era capitato nella mia lunga e – come si dice – onorata carriera.
Nei messaggi che mi mandate a volte ironizzate (‘O “G”, che la smetti di interrompere ogni pochino la pubblicità?’), a volte vi incazzate (‘Ma mandali tutti a fare in…’). Chissà dove.
No. Io resto lì a farmi distruggere, consapevole che chi mi fa questo operi in realtà un’autodistruzione. Io resto intatto.
Ricordate che figura di merda ci ha fatto chi ha messo in croce Gesù?
Nessun paragone, è ovvio, parlo di sistema. E anche qui non mancano i Farisei, i Pilato e i Giuda. C’è tutto.

Ieri alla funzione religiosa per il commiato a mia madre il prete non ha avvinto la folla con il suo discorso, ma una cosa che ha detto mi è rimasta impressa: Gesù ha avuto tante tentazioni, l’ultima delle quali quella di sfuggire al martirio e alla morte. Avebbe potuto, ma ha scelto di bere fino in fondo l’amaro calice.
Io ho sempre ammirato la figura del Cristo, poi strumentalizzata dai mercanti nel tempio, e se posso anche lontanamente tentare di seguire il suo esempio ne vado fiero.

Beh, speriamo di meritarci anche la resurrezione…

Ho tante cose da dire, e lo farò, almeno qui.
Stamattina ho visto la bara contenente il corpo della donna con cui ho vissuto per tutta la vita scendere in una fossa ed essere ricoperta di terra. E credo che sia il momento di pensare seriamente a cosa fare di ciò che resta della mia esistenza.
Cosa volete che sia un piccolo ostacolo come quello di un programma radiofonico umiliato ed offeso?
Da tutto questo nasce un nuovo “G”. Peggio per chi se lo perde.

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*** DIARIO DALLE FERIE ***

2 Giugno 2007 Commenti chiusi

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17 giugno 2007.

ADDIO MAMMA!

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16 giugno 2007.
ULTIMO GIORNO.

E così ci siamo arrivati. Tutto arriva, se non è prima è poi: le cose belle e le cose brutte.

Ma… Questa è stata una cosa bella o una cosa brutta?

Brutta senz’altro nella forma, più che nella sostanza.
Mi spiego: il modo in cui sono stato messo in ferie è stato brutto. Nessuno potrà negarlo.
Non si è dato alcun valore alla persona, prendendo unilateralmente la decisione e impedendomi di preavvertire i miei (tanti) ascoltatori della mia quindicinale assenza. Questo ha fatto sì che sia la radio che io stesso siamo stati fatti neri di telefonate da parte di gente allarmata, disorientata, stupita.
E se a me la cosa non può fare che piacere, penso che a chi ha dovuto rispondere, anche in diretta mi dicono, sulla mia mancata presenza saranno girate davvero le palle. Oh, non che a me dispiaccia.
Tanto per essere chiari tra me e i miei presunti colleghi ormai non c’è più niente di niente. Ripago con la stessa moneta sia i nuovi arrivati, distanti mille miglia dal mio modo di concepire il lavorare insieme, sia alcuni dei vecchi, rivelatisi, chi già da prima chi solo ultimamente, per quelli che effettivamente sono.
Una delle mie caratteristiche positive (se ne ho), come ho già avuto modo di sottolineare, è sicuramente la capacità di aggregare. Un tempo (lontano) riuscii a formare un meraviglioso gruppo di lavoro nella mia prima radio. Poi, col microfono, ho seminato tra il pubblico, e proprio ora, in questi momenti critici, posso assaggiare i frutti maturati. E non sono frutti amari.
Non tutti ci riescono, purtroppo per loro. C’è chi tende anzi a dividere. E chi forma dei gruppi tenuti insieme da pochi euro e da tanto odio nei suoi confronti. Ne vale la pena? Il portafogli magari dice di sì. Ma il cuore?
Il mio portafogli dice di no, ma il mio cuore dice un SI’ grande come una casa!

Ma passiamo alla seconda parte dell’assunto iniziale. Se queste ferie sono state brutte nella forma, nella sostanza lo sono state molto meno. Perché?
La condizione di lavoro in cui ho lasciato la radio (una macchina che mi comanda a bacchetta, poco tempo per parlare, programmazione musicale non sempre a me gradita ecc.) non mi ha certo ispirato troppa nostalgia della mia attuale trasmissione.
Se avessi avuto le mie sacrosante quattro ore, il mio ‘Sondazzo’ e tutto il resto, allora sì che mi sarebbe dispiaciuto. E’ la stessa differenza che corre tra il lasciare una cosa viva e una cosa morta.
Perché, essendo morta la cosa che prima era viva, posso essere nostalgico solo di quando era viva e non morta.
Così con le persone: è la loro vita che ti manca se la morte te le ha portate via. Si rimpiange la vita, non la morte.
Insomma, è chiaro il concetto?

Ciononostante, preciso come un orologio svizzero tedesco, io lunedì sarò al mio posto alle ore 12,30 e condurrò il tram fino alle 14,30.

Dodicesimo e ultimo giorno di ‘ferie’.
Per fortuna o purtroppo si torna al lavoro!

A meno che…

“G”

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15 giugno 2007.
IL VERO SIGNIFICATO DELLE FERIE.

Essendo per me un fatto eccezionale, lo stare in ferie, ho voluto documentarmi sul significato del termine.
E ho scoperto che la parola FERIAE deriva dall’antico FESLAE, in cui la radice FES corrisponderebbe al greco THES, che ha il senso di pregare, invocare.
Quindi FERIE significherebbe ‘giorni di preghiera’.
Infatti le FESTE fin dall’antichità sono giorni di riposo ma anche dedicati al culto.
Altri fanno risalire la parola alla radice PHA(S), che significa ‘splendere’.
Quindi si possono definire le ferie come splendidi giorni di riposo, letizia e preghiera.
Per la verità non me ne ero accorto.

Ma non sempre le parole corrispondono alla propria etimologia.
E potrei anche inventarmene una tutta mia: FERIE come FERITA, per esempio.
FERITA si fa risalire alla radice ariana BHAR (= FAR, FER), dal significato di ‘tagliare’ o ‘forare’. Ecco, qui siamo più vicini alla realtà.
Non sono stato forse io tagliato, e persino… forato? (Ahi che mal!).

Mi è sempre piaciuto inventarmi le etimologie, dopo aver studiato quelle storicamente accettate, ovviamente. A volte inventando ci si dà anche.

E dopo questa botta di cultura voglio registrare un vivo successo della mia balzana idea di ieri. Come sempre venuta sul momento, mentre scrivevo.
Come alla radio quando parlo. Ehm… parlavo. Ehm… parlerò.
Insomma quest’Accademia dell’Amicizia sembra essere piaciuta.
Mi fa piacere. Però vorrei precisare che non era e non è mia intenzione promuovere qualcosa di edulcorato, di mieloso, di prevedibile, ma una forma di amicizia attiva, anche discussa se necessario, e soprattutto intelligente e viva. Di quelle che ti fanno venire i lucciconi agli occhi del cuore per emozione vera.
Vedremo.
Intanto gli amici ci sono, la macchia d’olio si allarga. Ci metterei anche un po’ d’aceto, se permettete.
A voi disporne.

Le ferie, queste ferie, stanno finendo. Tra poco finirà anche questo diario.
E un po’ mi duole, perché mi è piaciuto tenerlo.
Chissà, potrei continuare così anche dopo. In fondo un blog, come ogni cosa, può – e forse deve – subire delle evoluzioni dovute al momento storico vissuto da chi lo redige.
Potrei iniziare un diario dalle non-ferie, ad esempio. Ora ci penso un po’ su, eh…

Intanto registro il declinare dell’undicesimo giorno di mie sudate ferie sulle parole che sto scrivendo. La tastiera mi sorride. E’ un’amica, anche lei…

(Devo smettere di vedere amici da tutte le parti…).

“G”

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14 giugno 2007.
L’AMICIZIA.

Che bellezza sapere che c’è ancora della gente che dà valore all’amicizia!
Perché il mondo sembra stia andando in direzione contraria: fregarsi a vicenda è l’imperativo categorico del momento.
Un mondo in cui le persone contano sempre di meno e gli interessi sempre di più. Dove le aziende valgono più degli esseri umani. Nel quale perseguire un ideale equivale ad essere squalificati.
Un mondo di merda.
Gli amici si fregano a vicenda se è necessario. Ma necessario non dovrebbe mai essere. Che amici sono?

Ma io so per certo che l’amicizia ha ancora un posto nel cuore degli uomini, basta dar loro la possibilità di esprimerla.
Così accade che gente che non si conosceva si conosce, gente sola trova compagnia, gente esasperata dalle nuove regole ritrova quelle vecchie, ma non invecchiate, in quanto universali.
Lo so perché vivo in prima persona quest’avventura, ma da una posizione di privilegio: vedo formarsi gruppi, amalgamarsi provenienze opposte, l’appagarsi insieme di un obbiettivo da raggiungere. Che importa se non lo si raggiunge? Si è già raggiunto quello ‘primario’: l’amicizia, appunto. E non è affatto poco.

La mia personale soddisfazione è sapere che tutto nasce dai semi che io ho sparso sul terreno. Ho costruito gente vera, altro che rotto i coglioni alle vecchiette! Ne vado fiero.
Vorrei fare ancora qualcosa per questi fiori meravigliosi, in modo che non appassiscano nell’aridità generale.
Mi verrebbe quasi la voglia di creare una sorta di ‘Accademia dell’Amicizia’, un club molto speciale in cui io potessi continuare a versare, anche al di fuori della radio, acqua fresca e pura sulle loro radici e farli continuare a vivere belli e profumati come sono adesso, quei fiori.
Sarebbe fantastico: una volta alla settimana tutti insieme, a rigenerare la nostra linfa. Se non potessi farlo alla radio almeno potrei farlo di persona.
In fondo la mia propensione a formare gruppi omogenei è ormai ampiamente dimostrata.
Quanti siete? Cento? Mille? Centomila? Si può fare.
Io ho buttato là l’idea. Ad altri raccoglierla.

Ma guarda quante cose ti vengono in mente quando sei in ferie…

Sì, perché oggi è il decimo giorno di ferie, sapete.
Di già?
Peccato però: ci avevo preso gusto!
(Un gusto amaro…).

“G”

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13 giugno 2007.
LE FERIE STANCANO?

Suvvìa, non esageriamo! Le ferie fanno bene. No?
C’è gente che appena lascia il lavoro si sente il vuoto addosso. E’ la perversione del sistema ‘vita=lavoro’ (“E lei, signorina, cosa fa nella vita?”. “Lavoro in un’azienda di servizi”. Ma non faceva meglio a dire: “Faccio delle ottime pipe?”).
Si confonde la vita col lavoro. E si finisce per ritenere vita il lavoro e lavoro la vita.
Ma, applicata a me, questa regola vale o no?
No.
Anche se il ‘lavoro’ che faccio mi piace (o piaceva?) molto, ho mezzi straordinariamente poderosi per riuscire a sfuggire alla triste regola imposta dal mondo.
L’importante è riempire la mancanza.
Ho mille e mille possibilità di farlo. Ho scelto in particolare, in questo periodo, l’immersione nel passato della mia famiglia.
Ognuno dovrebbe dedicarcisi almeno una volta nella vita-non-lavoro.

Siamo tutti dei derivati del latte. Il latte di mamme, tante mamme che si sono succedute per fare in modo che tu esistessi. Mamme lontane, che non hanno mai pensato a te, come tu non pensi a chi fra cento e cento anni allungherà la catena.
E’ bello risalire finché si può all’indietro nel tempo e conoscere almeno le mamme più vicine, continuando ad ignorare, ma immaginando vividamente, quelle più lontane.
Fai scoperte. Trovi amori, tradimenti, momenti di felicità e neri abissi di crisi. Entri dentro alla vita di persone che non ti hanno scelto e che tu non hai scelto per esistere, che però hanno fatto le loro belle trombate a scopo non sempre riproduttivo, ma evidentemente anche tale.
Poi, fra i tanti antenati, ne scegli uno in particolare, quello che ti avrebbe fatto più piacere conoscere. Nel mio caso ‘quella’. E approfondisci più che puoi la sua conoscenza a distanza. Leggi lettere, biglietti d’auguri, diari, guardi fotografie sbiadite, ritagli di giornale…
Ho letto per la prima volta cose che erano da tempo in mio possesso, e ho scoperto i successi e il tormento di una vita breve e intensa. Una vita che è stata essenziale per la mia.

E’ triste? E’ bello? E’ bello e triste allo stesso tempo, e ti dà la misura della realtà. Una realtà che porta inevitabilmente a una fine certa, per tutti, noi stessi compresi.
E ti chiedi a che serva tutto questo affannarsi, tutto questo accumulare, voler sopraffare gli altri…

Anche i ricchi piangono. Anche gli stronzi muoiono.

Solo il mantenimento alto e orgoglioso di valori essenziali e importanti fa valer la pena di vivere. Tutto il resto è cenere. Ma attenzione, ci sono ceneri e ceneri. Alcune puzzano, e puzzeranno in eterno.
Altre olezzano, e sto ancora inebriandomi del loro profumo.

Vedete che le ferie servono a qualcosa?

Nono giorno di ferie. Ne mancano tre.
(????????????????).

“G”

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12 giugno 2007.
UNA VITTORIA MERITATA.

Fra tante stecche finalmente un acuto. Ci voleva.
La cosa che ho da poco saputo mi riempie di orgoglio. Non sarà la fine del mondo, ma sempre meglio di un cacciavite in un occhio.
E potete vederla a lato, negli spazi blu (come il mare, come il cielo…), dove c’è scritto ‘Il “G” su Wikipedia’. C’era anche prima, direte voi. Sì, rispondo io, ma quello che non sapevo è quanto sia arduo arrivare ad avere una voce propria in quella libera ma rigidissima enciclopedia.
Devi passare una lunga settimana di esami, durante la quale chiunque ne abbia facoltà, da tutta Italia, può votare a tuo favore o contro, motivando o meno la propria decisione.
Ovviamente la voce non l’ho curata io, ma una persona che nemmeno conosco, un grande estimatore e purista della Lingua Italiana, che vorrei pubblicamente ringraziare. Grazie Emanuele!

E’ bello vedere come ci siano persone che sanno tanto di te e si imbarcano in iniziative del tutto prive di redditività per darti qualcosa (molto) del loro tempo, delle loro energie.
E ce ne sono tante, vedo… Grazie a tutti!

Se avete visitato su Wikipedia la voce ‘”G” (conduttore radiofonico)’ nei giorni precedenti vi sarete accorti che era preceduta da un fosco avviso, che la definiva ‘da cancellare’ per dubbia ‘enciclopedicità’.
Apertasi la votazione ognuno ha detto la propria, e alla fine della regolamentare settimana di passione (tanto per cambiare) i voti a favore hanno nettamente prevalso, secondo i criteri valutativi imposti dal severo regolamento, su quelli contrari. Sono tante le voci che non ce la fanno e spariscono. La selezione è durissima. Giustamente. E, giustamente, la mia ce l’ha fatta.
Adesso la brutta scritta è sparita, e se andate a cliccare in fondo alla voce potrete scoprire, nella categoria ‘Conduttori radiofonici’, in quale buona compagnia mi ritrovi.

Insomma, io ci sono.
Buffo esserci quando non ci sei, e non esserci quando ci sei.
Beh, farò in modo di esserci essendoci, OK?

Oggi è l’ottavo giorno di ferie? Madonna come passa il tempo… Bel tempo oggi, splende il sole, e nel pollaio sono le ore…
E’ l’ora di smetterla, sennò vi fo tutti lessi!
(Significativo silenzio).

“G”

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11 giugno 2007.
PRIMA E DOPO.

PRIMA vi rassicuro: le molte persone che hanno cercato una nuova pagina del mio diario datata 10 giugno e non l’hanno trovata, rabbuiandosi, sappiano che ieri era domenica, e quindi non ero in ferie.
Buffo, vero? Fai sei giorni di ferie e il settimo ti riposi.
Ma – tranquilli – adesso mi aspettano altri sei giorni di duro feriaggio!
Spero di farcela fino a domenica prossima, quando finalmente potrò riposarmi di nuovo…

DOPO voglio entrare nell’argomento che ha invaso i miei pensieri solo un attimo fa: ‘il prima e il dopo’, per l’appunto.
Ho sempre avuto un interesse speciale per gli attimi. Spesso sono quelli che decidono di una giornata, di un destino, di una vita.
E sono passati pochi attimi, si può dire, dal “G” nel pieno delle sue facoltà radiofoniche al “G” sempre meno presente, sempre meno, fino all’assenza completa, lamentata in modo insistente, battente come la pioggia, dai suoi (miei) assidui ascoltatori abituati ad averlo (avermi) sempre e facilmente a disposizione.

Fu un attimo quello in cui appresi telefonicamente che il mio programma era stato ridotto di mezz’ora per far posto a una rubrica di cucina. Un attimo quello in cui decisi, dietro pressioni irreplicabili, di chiudere – dolorosamente – il ‘Sondazzo’. Un attimo quello in cui lessi un comunicato scritto in cui si rendeva noto a tutti (mica a me) non già che il mio programma sarebbe stato dimezzato a sole due ore, bensì che il signor tal dei tali avrebbe occupato un’ora e mezza che era stata mia da 24 anni per condurre una classifica musicale. Fu un attimo quello in cui dovetti sedermi di fronte a un computer che mi diceva quando e quanto avrei dovuto parlare in mezzo al tanto in cui avrei dovuto tacere. La buona e generosa macchina mi concedeva un massimo di due minuti e mezzo per volta.
E fu un attimo quello in cui ricevetti una e-mail in cui mi si comunicava un improvviso periodo di ferie. Neppure un attimo per avvertire i miei ascoltatori.

E adesso eccomi qui, a ‘godermi’ giorni fatti di attimi, attimi fatti di pensieri, pensieri fatti di nuvole, confortato dalle tantissime testimonianze di affetto di tristi amici ascoltanti che sentono perduto il loro amico parlante, diventato quasi un parente, una presenza a volte indispensabile nella loro vita. Se dico questo non è per prosopopea, ma per infinite, toccanti attestazioni ricevute.
E allora penso agli attimi che cambiano la vita: un attimo prima di un incidente sei tranquillo, non immagini nemmeno quello che sta per succederti. Un attimo dopo vivi nell’incubo. Un attimo prima di un’alluvione o di un terremoto credi che i tuoi problemi siano quelli di ogni giorno, e un attimo dopo li rimpiangi, perché qualcosa di peggiore li ha spazzati via. Un attimo prima credi di essere amato e un attimo dopo sai di non esserlo più, o di non esserlo mai stato. E questo può succedere a tutti, anche a quelli che si sentono dentro una botte di ferro, a quelli che si reputano potenti, o si illudono di essere felici.
Godiamoci gli ‘attimi prima’, perché gli ‘attimi dopo’ possono sempre arrivare…

Io intanto mi godo gli attimi che la vita mi riserba giorno per giorno, pronto a sfidare persino i due minuti che la macchina mi concede, nella certezza e nell’augurio che gli ‘attimi dopo’ qualche volta possano anche essere migliori degli ‘attimi prima’.
Lo auguro a tutti voi. Ehm… quasi a tutti!

Settimo giorno di ferie su dodici. Sono le 9 e 23 di una giornata che promette il sole che non mantiene. O forse mantiene il sole che non promette. Boh!
Ho deciso: andrò a cucinarmi una bella classifica di canzoncine fritte e rifritte, con abbondante contorno di pimpante pubblicità in gratella. Ma mi riuscirà uno schifo, perché io non so cucinare, e butterò via ogni cosa.
Pazienza. Tanto non avevo fame!

“G”

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9 giugno 2007.
LE FERIE CONCILIANO I SOGNI.

Sì, sembra strano, ma solo la parola ‘ferie’ ti evoca momenti di estremo relax, sonnecchiamenti oltre la regola, distensioni muscolari su morbidi e accoglienti letti disfatti…
E un po’ se vogliamo è così.
Succede che tu ti addormenti, e se dormi succede che sogni…

Oh, signor Nacchero, come va? Cosa? Le devo dei soldi? Ma io non ho mai giocato in vita mia! Deve esserci un errore! Scusi, mi squilla l’altra linea. Pronto… Come? No, non ho ordinato nulla! Ma lei chi è? Gugliermo Passeri? Io non la conosco. No, ho detto di no! Click! Ma insomma! Adesso suonano alla porta. Chi è?… Cosa? Il suo pappacazzino? Come si chiama? Cincirillino? No, signora Elvira, non l’ho visto. E non voglio chiamarlo! Se ne vada! Oddìo, ecco l’arabo. Signor PZZDMRD, le ho detto mille volte che il Serpente Filiberto non so nemmeno come sia fatto. Eccheccazzo! Fineppi? Quello del Banco Popolare Cuncano? Non ho nessun conto presso di voi! E no, signor Schizzo, non ho mai donato il mio seme alla Spermoteca Toscana. La valigia? Guardi, caro Vannini, che io non gliene ho mai consegnata una. E che ha da sogghignare? Oh, signorina, vuole entrare? Entri, entri pure… Come si chiama? Gioia la Troia? Promette bene. Si spogli, che aspetta?… Ma… Cos’è quel bitorzolo? Ma lei è Maio, il Fioraio Gaio… Via, via!… Ehi… sento puzzo di lezzo… No, signor Grezzo, non so nemmeno dove sia il distributore Egli… Un animale feroce? E quale? Il Lucertolallo? O il Coccoceronte? O magari la Formicola Conigliolata? Caro Tenente Cincipiccino, guardi, ho da fare, sono al telefono con l’America. Pronto, notaio Nick Hulow? Dove me la deposita la mia eredità? Ah, ni’ cculo! Chi è? Il postino? Un pacco per me? Mittente Sexy Dolls Italiana. signor Coglionchi. Lo sai cosa? La bambola gonfiabile la piglio! Sì… Sì… Quanto sei bona! Ma… Tu sei di ciccia! Ti riconosco, sei Clitoride Pazzo. No, guarda, preferisco una bambola. Sei troppo assatanata, tu! Aiuto!!! Maresciallo Bamburio della Scquadra Immobbele. Posso esselle utele? (Ma come parla questo?) Sì, se la trombi lei questa. Mi butto, mi butto… E buttati! Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!…… Sbum! Andato. E lei chi è, signora? Assuntina Patalluocco? No, il biscottino non l’ho inzuppato nella sua pelosissima figliola. Come faccio a sapere che è pelosissima? Perché l’ho trombata, trombata e ritrombata, va bene? In mancanza di meglio… No, la prego, non faccia così, sennò chiamo Arraccattumballacca Piraccallaccattini: lui è anche capace di cambiarle il nome, sa? Il mio nome è Culisberto de’ Culisberti… Sono un fantasma e albergo ancora nella tua magione dove inquieto mi aggiro… Sì, lo so, lei fu ucciso dal vile Cazzantonio ecc, ecc. Scusi, sa, ma sono un po’ impegnato. Signor Feci? Sì, ho cacato tre chili di merda. Quando viene a ritirarla? Faccia presto ché devo andare da Giuseppe Masticabrodo a masticargli un pollo lesso… Cerco di sbarcare il lunario come posso… Oddìo, che c’è? Un fosso pieno d’acqua. Aiutoaffogoaffogo affogoaiuto aiutoaiutoaffogoaffogo aiutoaffogoaiutoaffogo affogoaffogoaffogoaiuto… Ti salvo io, tesoro… Son Dino, il Finocchino Fiorentino… No, meglio affogare! Aho’, te sarvo io. Basta che me dai tu’ moje. So’ GGessica ‘a Lesbica. Vie’ ssu, dai! No, resto qui e affogo. Non ne posso più! Mentre annego rivivo tutta la mia vita in un attimo, e mi passano davanti i volti di tutti coloro che ho conosciuto… Don Coccolino, il Signor Criniera, Peppe il Caciaio, il signor Vasino dell’URINA, il Professor Bellobillo del LILLI, il Muzzi, Amedeo, Astice Naselli, il Bambino Simone, Babbaraaa!!!, Cin-ciun-lì, il Professor Cazzantico, Don Postriboli, Suor Cammella delle Carmelitane in Ciabatte, Elisabetta la Bambina Perfetta, il Culaio, Salvatore lo Sragnatelatore, Ciccio il Vinaio, Cincidiporco, il Dottor Cinciunto del MERD, l’Architetto Culirossi, il Marchese Stefano Carogna Merda, Yomo del Pianeta Yogurt, la Famiglia Rompilmazzo, Finfunfanfo, il signor Favacaciosa dell’UTERO, Frate Lino, Giorgio Giggi, Girolamo, Giuseppe Pestalammerda, Vandalo Unni dei Traslochi Attila, l’Onorevole Sculacciacciughe, il Dottor Sgrillatope dell’UMIDO, il Capitano Stracchino, Suor Teresina del Bambin Gesù, Supermaschio, l’Avvocato Succiapeli, Tito Traves, l’Uomo con la Lingua di Fuori, il Mago Jago, Romeo Caldarrosti, il Nastro Registrato, Oreste Fegatelli, Pippo Sniffo, Paginetti Stampini Libracci della Libreria Telammollo, l’Inculino del Piano di Sotto, Herbert Von Stronziken…
No, aiuto! Rivoglio indietro i miei denti!!!… No! No!!!… Aaahhh!…

Madido di sudore mi sveglio. Meno male, era solo un sogno…

Peccato: non può più essere che un sogno…

Sesto giorno di ferie. (Eppure quelle vite le ho vissute…).

“G”

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8 giugno 2007.
UN PO’ DI CHIAREZZA.

Credo che sia arrivato il momento di chiarire alcune cose una volta per tutte.
Ho già riferito delle due ‘scuole di pensiero’ formatesi in merito al mio ‘caso’: una che mi esorta a tenere duro qualsiasi cosa accada e un’altra che preferirebbe voltassi le spalle e me ne andassi.
E ho anche già espresso la mia volontà di seguire la prima e più ardua delle ipotesi.
Ma c’è qualcuno che pontifica pubblicamente sputando fiele sia sui miei programmi di maggior successo che sulle mie legittime decisioni.
Fermo restando che io non mi sono mai permesso di intervenire sul lavoro altrui, quando e se non ha toccato e danneggiato gravemente il mio, mi chiedo come faccia una persona che conosce bene avvenimenti e dati di ascolto a non starsene un po’ zitta a godersi le proprie ‘conquiste’ conseguite anche ai danni di chi ha perso in due mesi tutto ciò che aveva costruito in 25 anni.
E il danno fosse stato fatto solamente a me!…
Migliaia e migliaia di persone si sentono defraudate, e me lo testimoniano ogni giorno.
Certo, certe decisioni vengono dall’alto. Ma chi ne ha beneficiato dovrebbe, per una questione di ‘stile’, quanto meno tacere.
Perché ho deciso di non mollare?
Perché io non scappo di fronte alle difficoltà. Persino quando in tanti mi hanno minacciato botte da vicino sono stato fermo e con la testa alta, cacandomi addosso, magari, ma non fuggendo. E le botte non le ho prese mai.
E’ una questione di dignità, e anche di attaccamento. Ho sempre avuto lunghe relazioni, io, in amore.
E’ facile scappare quando le cose vanno male. Difficile è restare. Io resto. Qualcun altro se ne andrebbe, e io non lo biasimerei, né interverrei sulle sue decisioni. Perché intervenire sulle mie?

C’è poi la questione dei ‘supporter’ del “G”, un gruppo di persone oneste e coraggiose che sacrifica parte del proprio tempo per sostenere chi gli ha dato tanto.
Sono scomodi? Sono a volte impertinenti? Sono decisi, attivi e compatti? Rompono i coglioni?
Chi li critica li criticherebbe ugualmente se tutto quello che fanno lo facessero per lui?
C’è evidentemente una parola che a qualcuno dà fastidio, se non applicata a se stesso, ed è Libertà. Libertà di pensiero, Libertà di azione.
Forse quegli individui sono da disprezzare perché non profondono i loro sforzi in favore di una squadra di calcio?
Ed ho sentito aleggiare nell’aria una parolina, un verbo per la precisione: ‘fomentare’.
Eh, no, qui forse m’incazzo pure! Io non fomento proprio nessuna ‘rivolta’ contro la radio a cui sono così tanto attaccato da non abbandonarla anche quando è lei che tende ad abbandonare me!
Non fomento ma nemmeno impedisco. Quelli sono uomini e donne adulti e consapevoli, ancora colmi di valori, che in nome di questi si prendono responsabilità che oggi, come va il mondo, sono rare da prendersi.
Possono essere criticabili, come tutti lo siamo, ma devono essere rispettati.
Spesso mi rivolgono la fatidica frase: “A un tuo cenno scateneremo l’inferno!”. Ma io quel cenno non l’ho fatto mai. Perché li rispetto, e lascio intatto il loro libero arbitrio.
D’altra parte non mi sogno nemmeno di dissuaderli. Una squadra di calcio dissuade forse i propri tifosi dal fare il tifo?

Si tenga conto di quello che mi è stato fatto, del danno alla mia immagine che ne è conseguito… Dovrei forse anche fustigarmi con un flagello appuntito e stringemi le palle con un cilicio?
E la mia immagine, ho potuto constatare, dopo tanti anni è (era?) ancora fulgente e vivida. Forse ci vogliono queste dure prove per capire quanto si è amati.
Per chi altro si muoverebbe tanto ardore? Forse per l’acido teorico del ‘fomento’?
“Ma mi faccia il piacere!”, esclamerebbe Totò!

Quinto e luminoso giorno di ferie. (Toh, è tornato il sole, e a Radio Casamia sono le ore 10 e 23. E… ma sì… una manciata di secondi…).
Vomito.

“G”

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7 giugno 2007.
ESSERE IN FERIE E PENSARE AL LAVORO.

Lavoro… Si fa presto a dire lavoro. Ma è un lavoro il mio? Sai quanta gente in tutti questi anni, ben sapendo che trasmettevo alla radio, mi ha chiesto: “Sì, ma che lavoro fai?”. Questo, scemi! Provate a farlo voi!
Quindi è un lavoro. E anche altamente specializzato. Ma è come se non lo fosse, per me. E’ godimento puro, è espressione dell’anima, sfogo dei sensi a tutto campo, voce dei miei pensieri, consapevolezza di avere un pubblico… E questo ti elettrizza oltremodo, dandoti energia ed entusiasmo.
La gente normalmente identifica il lavoro con la fatica, la noia, il dovere, la necessità di portare a casa una pagnotta, anche se amara. Ecco perché a molti non sembra un lavoro, il mio. Ma lo è. E non lo è.

Ci penso? Sì, come potrei non pensarci? Quando assisto a qualcosa di cui vorrei parlare ai miei ascoltatori ci penso. Ieri sera Padoa Schioppa, questo strano essere dalle sembianze aliene, ha fatto un discorso in Senato per il quale qualcuno gli aveva sicuramente imposto di essere grintoso, quasi aggressivo. Il poveretto ci ha provato, ma l’hanno subissato di urla, che lui, indispettito, ha stigmatizzato come ‘schiammazzi’. In diretta.
Ma come, signor ministro, non conosce l’Italiano? E noi dovremmo fidarci di lei? O forse voleva lanciare un messaggio occulto tipo: ‘S. chi ammazzi?’. Schioppa, chi ammazzi, o chi vorresti ammazzare? Mamma che paura!…
Ecco, questo, più o meno, avrei detto alla radio, se ci fossi stato, oggi. E poi tante altre cose.
Qualcuno potrebbe farmi notare che ultimamente il mio tempo si è molto ristretto al microfono. Ma io potrei fargli notare a mia volta che chi sa cosa dire riesce a farlo anche nel poco. La solita storia della qualità e della quantità. C’è gente a cui potresti dare un giorno intero per parlare e parlerebbe sempre del tempo che fa. Oh, pardon, non solo: anche di che ore sono.

Intanto continua incessante il martellamento dei miei ascoltatori. A me fa piacere, ma a qualcun altro non credo: mi informano che alla richiesta di cosa sia successo, perché il “G” non stia trasmettendo, quando torni ecc., le risposte ottenute telefonando al numero della radio siano le più varie: “E’ in ferie fino a lunedì 11″ (sbagliato); “E’ in ferie ma non si sa se torna” (ipotetico); ‘Clik!’ (maleducato). Infatti un ascoltatore mi ha scritto che ha provato tre volte a chiedere e gli è stato sbattuto il telefono in faccia per tre volte. Devono proprio essere al limite!
Ragazzi, non dipende da me se vi martellano. Anzi, no, dipende proprio da me, da quello che ho saputo dare in questi anni alla gente. Mi dispiace.

A proposito, quando torna in trasmissione il “G”?
‘CRACK!’.
Cazzo, hanno rotto il telefono!

Dal suo quarto giorno di ferie con la palla al piede (ma con le palle al pube), il vostro caro, dolce, amaro, amato, odiato, umano e disumano amico

“G”

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6 giugno 2007.
FERIE NON PREVISTE.

Che si fa in ferie quando le si hanno avute senza preavviso?
Certo non si può contare su qualcosa di organizzato, tipo una vacanza, un viaggio, roba che non c’è stato il tempo di pianificare. E allora ti domandi: ma io, che lavoro oramai due ore al giorno, ho veramente bisogno di ferie? Si può dire che in ferie ci stia fisso…
Le ferie mi tolgono più di quanto mi diano. Non cambiano granché l’entità del mio tempo libero, ma in compenso mi impediscono di esprimermi almeno quel minimo che mi è attualmente concesso.

Oggi, per esempio, sarebbe (anzi, è) una data importante, doppiamente per me: nel 1976 proprio in questo giorno nasceva Radio Blu. Mi sono sintonizzato sulla stessa per ascoltare l”importantissimo’ momento dell”Oggi avvenne’, ma il conduttore di turno ha ignorato l’avvenimento. Non può saperlo, perché nessuno gliel’ha detto: niente memoria storica per chi è arrivato dopo. Ha detto invece che in data odierna David Bowie sposò la sua Imam in Svizzera. Boh, a me risultava l’avesse fatto a Firenze, nella chiesa americana, e che la festa fosse stata allietata proprio da un d.j. che ha fatto parte dello stesso gruppo di cui adesso Radio Blu fa parte (poi licenziato). Ma forse si è sposato più volte, in più luoghi, sai come fanno i VIP…
Ho spento subito.

Io ricordo bene la data di nascita di Radio Blu anche perché corrisponde a quella di mio padre. Un anno diverso, certo, ma stessi giorno e mese.
Oggi, avevo pensato, avrei letto in diretta un articolo di questo blog che sicuramente avrebbe fatto piangere gli ascoltatori (e piangere fa bene quanto ridere, se è per emozione). Non posso farlo. L’avrei dedicato a mio padre, nato a Milano il 6 giugno di un anno molto lontano. Ma lui è ancora tanto vicino…
Mi farebbe piacere che il maggior numero di voi, non potendo sentirlo dalla mia voce, andasse a leggersi l’articolo in questione. Si intitola ‘Il dolore più grande’, ed è archiviato nel mese di ottobre 2006. Un pensiero per lui, nato nello stesso giorno e morto nello stesso anno in cui è nata la radio che mi ha creato come “G”. Strane staffette…

Eccole le mie ferie: quelle di uno che ha sempre fatto le sue vacanze davanti a un microfono.

E’ lavoro più duro la vita…

“G”

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5 giugno 2007.
CHE BELLO NON LAVORARE…

Non lavorare?
Ma se lavoro più di prima! Durante quello che è stato il mio più recente orario di trasmissione (12,30/14,30) ora che sono in ferie non sto zitto un momento. Ma se prima mi sentiva una quantità di persone adesso parlo ad uno per volta.
Bisogna adattarsi ni’ mmondo…
Ricevo tonnellate di telefonate e di sms, specialmente nell’orario di trasmissione, tutta gente che non sentendomi se ne (e me ne) chiede il perché.
E allora io, pazientemente, ripeto a tutti la stessa cosa: sono in ferie, o meglio sono stato messo in ferie. Tornerò il 18 giugno, o meglio dovrei tornare il 18 giugno. E varie altre considerazioni in risposta alla diffusa disperazione che sento nella voce e nelle parole di chi mi chiama.
“Tieni duro”, mi dicono alcuni. “Trova un’altra radio”, mi dicono altri.
Io nicchio. La mia radio è Radio Blu, e devono staccarmici a forza.
Ma poi perché dovrebbero farlo? Sono o non sono quello che ha sempre avuto più ascolto di tutti? Sono o non sono quello che ha inventato veri e propri mondi per tanta gente, la stessa gente che ora si sente spaesata in un mondo diverso? Sono o non sono quello che potrebbe dare più di ogni altro ancora a Radio Blu?
E allora perché temere?
Eh, caro “G”, vedi, non dipende da te, e purtroppo nemmeno dagli ascoltatori. Peccato: credevo che la qualità vincesse. E lo credo ancora. Perché non crederci? Giocare il proprio ruolo fino in fondo (qualcuno direbbe ‘fare il proprio dovere’) mi mette nella posizione di chi non ha niente da rimproverarsi. Poi vedremo se alla fine magari non dovrò farlo davvero…
Qualcuno mi ha consigliato: datti malato, così la tiri in lungo. No, non sono di quel tipo.
Ho un sacco di ferie arretrate, mi hanno detto, e devo godermele, hanno ribadito. Lo farò. Anzi, sto facendolo.

Ah, che bello non lavorare!
(Squillo di telefono).
Pronto? Sì, sono il “G”…

… nel secondo giorno di sue Sante Ferie.

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122 – IL COLLEZIONISMO.

1 Giugno 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Belle fredde.
JAYNE MANSFIELD.
Eccola lì, che protende le sue forme opulente nell’offerta più antica del mondo… Lei fu una Marilyn all’eccesso, bionda e stradotata sul davanti. In quanto al dietro, assai meno. Ma gli uomini, mammoni di natura, amano dalla nascita le tette, e stravedono da grandi per le tettone, ricordandole ancestralmente piene di buon latte.
Brutto incidente d’auto quello che ce la portò via, facendo imputridire anzitempo le sue turgide, veraci ambasciatrici carnose.
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Ciao “G”!
Ciao, pezzo…
Non cominciamo, eh!
Ma cos’hai capito? Volevo dire pezzo…
Di merda, lo so!
Macché! Fammi parlare, insomma, sennò ti confermo quello che hai capito tu.
Allora sentiamo, giù!
Pezzo da collezione!
Oh, grazie! Credo che sia un complimento.
In un certo senso sì, anzi, sicuramente sì. Cosa si colleziona?
Ciò che ci piace.
Giusto. E perché lo si colleziona?
Perché abbiamo paura che sparisca dalla circolazione.
Esatto. In quanto?
In quanto raro.
Risposte esatte. Hai studiato.
No, ho collezionato.
Anch’io!
Chissà perché!
Vedi, il collezionismo è qualcosa che ti riempie la vita.
Forse perché ti manca qualcosa…
Questo è quello che si è sempre pensato: collezionismo come sostituzione. E in molti casi ritengo sia anche giusto. Ma il collezionare deve essere messo alla prova.
Cioè?
All’inizio può partire anche come atto sostitutivo. Per esempio ti riporta al tempo passato: si colleziona quello che ha accompagnato i nostri anni giovanili nell’illusione di ritrovare l’infanzia, la gioventù che si allontana sempre un po’ di più. E allora si ricercano i simboli di quell’epoca: giornalini, dischi, penne, pennini, figurine, insomma un’infinità di cose.
Che tristezza, però!
Sì, è un po’ puerile, ma comprensibile. Si chiama nostalgia. Si può collezionare veramente di tutto.
E non solo piccole, povere cose.
No, no: c’è quello che viene chiamato ‘Il Collezionismo’, e che senza aggiungere altro ti fa capire trattarsi della raccolta di opere d’arte. “Quello è un collezionista”, si dice in certi ambienti, e si capisce che ci si riferisce a uno che spende un sacco di soldi in quadri d’autore.
Ma non tutti possono permetterselo. Tu, per esempio?
Io colleziono quadri, anche, e dischi, come sai, e una miriade di altre cose. Ma ho un principio: tutto si deve trovare a un prezzo modesto, a volte infimo, altre volte addirittura gratis.
Comodo, però!
Eh, sai, comprare tirando fuori fior di bigliettoni è troppo facile.
Per chi ce l’ha! C’è anche chi fa collezione di quattrini…
Sì, ma che gusto c’é? Il ‘pezzo’ deve essere frutto di un ritrovamento, un salvataggio, una valorizzazione insperata, a costo di reperirlo presso un cassonetto.
Ah, quello è il massimo del minimo (del costo)! Ma mi parlavi di prove a cui il collezionismo va sottoposto.
Sì: per capire se si tratti di carenza d’affetto o di altro nella vita oppure del semplice e vero piacere di possedere qualcosa di raro, devi assolutamente realizzare i tuoi più legittimi desideri.
Quali?
L’amore, per esempio, una buona posizione, soddisfazioni e gratificazioni di vario tipo. Se malgrado il raggiungimento di tali scopi tu continui a collezionare gli oggetti che ami, allora il tuo collezionismo è sano. Se, preso dal conseguimento degli obbiettivi vitali, abbandoni o trascuri le tue collezioni, allora capisci che si trattava di un fatto puramente sostitutivo.
Giusto. E tu come ti collochi in tutto questo? Il tuo collezionismo l’ha superata la prova?
Sì, devo dire di sì. Di soddisfazioni ne ho avute e ne ho dalla vita, e anche nei momenti neri (come l’attuale) ho sempre qualcuno che mi sostiene, mi segue, mi ammira, mi ama… Da trombare non mi manca… E continuo imperterrito a mettere insieme cose che mi ispirano per il solo piacere di averle, e soprattutto di trovarle.
Forse la vita è tutta un collezionismo…
Stranamente acuta osservazione, la tua, caro “G”! In fondo si collezionano sentimenti, e gratificazioni, momenti belli, emozioni, sensazioni piacevoli, così come culi, tette, fiche e cazzi (a ognuno il suo). E tutte queste cose le mettiamo in un album invisibile, che si chiama memoria. Ogni tanto lo sfogliamo e ne tiriamo fuori qualche pezzo pregiato in forma di ricordo. Così come si tirano fuori i pezzi concreti di una collezione per rivederli, accarezzarli, avere la consapevolezza di possederli.
Tu cosa collezioni di più?
Tutto quello che mi dà un brivido e un piacere quanto un interesse di studio. Per esempio ogni cosa che riguardi Pinocchio. Ho oltre cinquecento pezzi tra libri e oggetti vari riconducibili al burattino (che poi è una marionetta).
Che bello! E poi?
Ancora di più ne ho sugli UFO: una documentazione imponente che mi ha insegnato molto in proposito. Volevo istituire una sorta di biblioteca pubblica ufologica con questo materiale, ma malgrado i miei appelli non ho mai trovato chi me ne fornisse la sede. E ancora metto insieme quanti più vecchi libri illustrati per ragazzi posso, e robot di latta, e fumetti, tanti fumetti, e…
Ma ce l’hai una collezione completa?
La completezza in questi casi è pura utopia. Puoi avere ad esempio la discografia completa di un cantante o un gruppo, puoi avere la fumettografia completa di un certo personaggio o di una serie, ma tutto quello che è uscito no. E in fondo è meglio così: c’è sempre qualcosa da trovare. Però, pensandoci bene, una collezione completa ce l’ho.
Quale?
Quella dei miei ‘Sondazzi’. Ho tutto, dall’inizio alla fine. E sono l’unico al mondo.
Complimenti! Ma a parte questa, qual’è la collezione più originale ed esclusiva che hai?
Oh, ho una raccolta del tutto particolare, unica: pezzi di Firenze.
Come come?
Firenze cade a pezzi: giù dagli storici palazzi, dai monumenti, chiese, ponti ecc. cadono frammenti di storia. Io ne ho raccolti a centinaia.
E che te ne fai?
Salvo la ‘mia’ Firenze. Ho pensato spesso a quale uso adibire queste testimonianze. Forse le userò per la mia tomba.
Ehi, ehi…
Che fai con le mani nei pantaloni?
Niente… Niente… Belle però le tue collezioni. Ma, a proposito, che ne sarà di esse quando…
Quando morirò?
Quando moriremo…
Questo è il dramma di tutti i collezionisti. Che succede ‘dopo’? Molti, quando si tratta di cose importanti, ne fanno donazioni a musei (se riescono a sfuggire all’avidità dei parenti). In altri casi si vede (per fortuna o purtroppo) cosa succede al momento in cui sul ‘mercato’ arrivano intere collezioni, svendute dai parenti stessi, affranti quanto desiderosi di spazio e spiccioli.
Che tristezza!
Sì, in tali occasioni vedi altri collezionisti, quelli ancora vivi, buttarsi a pesce su quei resti, smembrandoli spesso, e godendo della morte di colui che li ha raccolti in tutta una vita.
E così via.
E così sia!
Collezionismo, croce e delizia!
Beh, guarda, è in ogni caso un fatto di cultura, e comunque meglio collezionare che essere collezionati.
Specialmente se sei un serial-killer.
Tu l’hai detto, figliolo! E, forse non te l’ho mai fatto sapere, ma anch’io…
Anche tu… cosa?
Vieni qui!
Che vuoi fare? No, non sarò il tuo prossimo ‘pezzo’!
Che fai, scappi?
Scappo sì!
Bischero: non sono affatto propenso al suicidio. E non sono un serial-killer, tranne nei miei libri.
Ah, a quelli alludevi!
Proprio. Ma ora che mi ci fai pensare… Vieni qui!
Aaaahhh! All’assassino! Aiuto! Help! An der Hilfe! Au sécours!
Torna indietro, babbeo! (L’è proprio scemo, quello! Però poliglotta…).

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121 – PRIMO GIORNO DI SCUOLA.

29 Maggio 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Belle fredde.
MARILYN.
Eppure sembra di poter toccarla, affondare la mano in quella carne morbida, sentirla ridere di piacere, poi forse piangere di depressione…
Ma lei ormai è rinsecchita nel suo mito, che ce la mostra come non è: solo ossa inanimate, immemori, polvere ormai.
———————————————————

Ciao “G”! Che fai col grembiulino e la cartella?
Vado a scuola.
Come a scuola? Non sei un po’… stagionato per queste cose?
Stagionato, hai detto bene: di stagioni ne sono passate… Anche belle. Bellissime.
E allora cos’è questa novità della scuola?
Oh, niente. La vita…
Certo, lo so, come diceva il grande Eduardo, gli esami…
Con quel che segue. Non cadermi sulle frasi fatte.
Ma vere.
Vere, sì. E nella vita può capitarti di dover imparare qualcosa anche quando credi di sapere tutto su una certa materia. E invece…
Invece?
Arriva qualcuno che ti dice: “G”, tu non sai un cazzo. Si fa così e così. Ma come così e così, rispondi, io credevo si facesse così e cosà. Macché! Sei rimasto indietro, non ti sei aggiornato. Tu pensi ancora che basti mettere umanità nelle cose, buttartici dentro col cuore. Perché, tu replichi, non si fa così? Ma nemmeno per idea! Oggi sono le macchine che contano, sono gli interessi, sono il fare quello che fanno tutti gli altri, senza fantasia. Ma quale umanità, quale cuore: di queste parole ci si può servire solo come facciata. Caro signor “G”, tu devi smetterla di dare gioia e conforto alla gente, devi smetterla di farla divertire, devi smetterla di creare mondi tuoi dove qualcuno possa vivere. La gente non conta niente, vuoi capirlo? E, allora domandi, cos’è che conta? L’azienda, “G”, l’azienda. Non dar retta a chi si sente orfano della tua opera. Chi se ne frega dei disgraziati a cui hai dato una speranza, dei depressi a cui hai restituito il sorriso, dei lavoratori a cui hai alleviato il lavoro, degli sfortunati, malati, diversi a cui hai consegnato una dignità, dei solitari a cui hai dato una compagnia… Chi se ne frega della tua e della loro libertà! Da oggi devi imparare la grande lezione che il nuovo mondo ti dà. E qual’è, chiedi. Adorare, onorare e diffondere la nostra grande dea e signora: la Banalità! Ma perché, insisti. Perché sì! Ah, allora…
Ehi, “G”, parli sul serio?
Sul serio. Giuro!
E la fantasia?
Merda.
E l’intelligenza?
Cacca.
E la personalità?
Popò.
Ma tu ci stai?
Certo che ci sto. Ma non hai capito, scemo? Perché darsi tanto da fare per gli altri? Perché sgolarsi e impegnarsi tanto quando c’è una macchina che può sostituirti? Fatica sprecata. Basta fare atto di presenza e il gioco è fatto. E basta con i sentimentalismi, basta con gli ardori, i valori, le battaglie, le giuste cause…
Ma che ti hanno fatto? Non ti riconosco più.
Aggiornati, stupido! Vieni a scuola anche tu.
Io… per forza devo venirci: sono te. Ma…
Niente ma e niente se! Vieni con me nel Paese dei Balocchi!
Sì, Lucignolo, però quell’Omino di Burro mi è sempre stato antipatico. E’ così infido!
E devi diventarlo anche tu. Gli infidi e i leccaculi hanno onore e spazio nel nuovo mondo. Gli idealisti sono destinati a scomparire. Dai, vieni con me, Pinocchio…
Babbo, babbino mio, dove sei?
E’ nel ventre di un pescecane. Era troppo portato agli ideali, lui. Ben gli sta!
Fatina, Fatina, aiutami tu!
La tua Fatina adesso si prostituisce sui viali di circonvallazione.
Grillo, grillino mio, vieni in mio soccorso tu che sei così saggio!
Il Grillo Parlante non parla più: c’è una macchina al posto suo. Allora vieni?
Verrò…
Bravo!
E ora che fai?
Accendo la radio.
Su quale stazione?
Una qualsiasi, tanto sono tutte uguali, ormai.
Perché alzi così tanto il volume?
Perché… zzz…grtzrzzrrr… sritrzxxxitriaccchhhjkk…
Ma che casino! Perché fai questo?
Perché… frzzzjahkkktrrqquatsssrrr… E poi… firjayhfrox… sdruizzxèaè+èutrmioaognnao… E ancora… struoajtuyyyfx… jojoasssmbnoritunahtrondnaghjrèèèppam… Capito?
Capito! Ma cos’avranno capito gli altri?
Tutto, gli intelligenti. Solo rumore, i banali.

Adesso possiamo andare. Sì, vengo con te!
Andiamo. E’ il nostro primo giorno di scuola!

… tjahtronauijncklls89on347jkcvllòsooam,foppjmbmmbv-…
Capito?

————–

N.d.A.: Molto interessante confrontare questo articolo con quello del 13 gennaio scorso ‘A CHE SERVE LA RADIO’: solo quattro mesi e mezzo fa, e sembra passato un secolo… ma all’indietro!

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*** SPECIALE POPPE LOLLO ***

25 Maggio 2007 Commenti chiusi


LA COSIDDETTA ‘MAGGIORATA’.

Gina Lollobrigida, ancora vivente ed eziandio trombante, passava, all’epoca, come una delle più belle donne del mondo. E in effetti lo era.
Uno dei suoi film si intitola, infatti, ‘La donna più bella del mondo’, e vi si narra la storia della un tempo famosissima cantante Lina Cavalieri (molto meno bella di Gina, va detto).

Personaggio sorprendentemente eclettico per una donna bella, la nostra ciociara, dopo aver perso a Miss Italia, si mette in luce per la bellezza e l’opulenza delle sue forme. Famoso è il suo ruolo della Bersagliera in ‘Pane amore e fantasia’.
Tanti film e anche la fama internazionale: la bella Gina recita accanto a veri mostri sacri del cinema.
Ma le sue doti sono plurime: sa cantare da lirica, e in maturità diventa un’ottima fotografa, poi un’abile scultrice. In vecchiaia si mette in luce persino per la sua relazione con un uomo di una quarantina d’anni più giovane di lei. Complimenti!

Ma la eccezionale immagine che vediamo la ritrae a petto nudo, fatto del tutto insolito per una come lei, che ha sempre mantenuto, almeno formalmente, il proprio decoro corporale. E questa foto di scena rivela che la Lollo non era poi così dotata di petto.
All’epoca le bellone venivano definite ‘maggiorate fisiche’, ma molto spesso nel reggiseno ci ficcavano altra roba. Il silicone non era ancora così diffuso… E nei film di allora si vedevano poppe ritte, appuntite, improbabilmente protese in avanti. Ma sempre ben coperte…

Lollobrigida contro Loren… Alla fine ha vinto Sophia, ma Gina resta un monumento alla bellezza italiana.
Anche con poche poppe.

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120 – UN GIORNO DA LEONE.

23 Maggio 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Prominenze.
SENO TROPPO GRANDE O CAMICETTA TROPPO PICCOLA?
Comunque sia, poppe e prosperità a tutti!
——————————————————–

Ciao “G”!
Augggrrr!!!
Ehi, ehi, calma! Mica vorrai sbranarmi!
Io? Ma se sono un agnellino!
Non si direbbe dal verso che hai fatto.
Ah, il ruggito. Ogni agnello ha dentro di sé un leone.
E ogni leone un agnello?
Anche. E confesso che in questi giorni mi sento più leone che agnello.
Beh, per la verità nei tuoi programmi ti sei sempre battuto come un leone.
Ma all’occorrenza sono dolce e tenero come un agnello, vero?
Vero. E adesso esponi il tuo pensiero.
Sono qui apposta. Ho ricevuto parecchi giudizi entusiastici sulle puntate degli ultimi due giorni.
Perché proprio quelli in particolare?
Forse perché ci ho ficcato dentro molto leone e un bel po’ di agnello.
Ma che hai fatto mai?
Lo sai meglio di me. Ma voglio ugualmente ricordartelo. Ho messo particolare grinta in ciò che ho detto, particolare incisività nelle telefonate, ardore nelle considerazioni anche interne all’emittente, sarcasmo a quintali e rabbia equivalente.
Accidenti, nini!
Ma ho anche profuso sentimento, tanto da riuscire a far piangere gli ascoltatori.
L’ho sempre detto che fai piangere!
Attento con codeste battutucce, scemo! In effetti basta che legga qualche articolo di questo blog particolarmente toccante e il pubblico si ritrova col groppo alla gola e gli occhi umidi.
Per esempio?
Ho letto tra gli altri ‘Lettera a una donna mai morta’, ‘Daniel’, ‘Le infinite dolcezze del cielo’, ‘Masino’, e due giorni fa ‘Alessandro’.
Con la tua voce, poi…
Spesso rotta perché coinvolta dall’anima a livello profondamente personale. E col sottofondo di splendida musica classica.
In una radio commerciale che passa solo leggerezze e canzoncine?
E’ proprio questo il bello: ho da tempo scoperto cosa vuole veramente la gente, e non è la stupidità. Vuole emozioni vere. E io, emozionandomi, gliele do.
Ma veniamo alla parte leonina.
In questo periodo di grande attualità della pedofilia ecclesiastica io, preciso come e più di un giornalista d’assalto, nel mio ‘”G” contro tutti’ ho scoperchiato la pentola semplicemente facendo parlare un monsignore del Vaticano che si è rivelato nettamente dalla parte dei pedofili. Uno che più lo faccio parlare più ricopre di cacca se stesso e chi lo mantiene. Un grosso papavero.
Un papa… vero?
Se diventasse papa avrei del bel materiale per la Storia. Ma poi ho affrontato col ‘Puzzo di Stampa’ argomenti di malgoverno, ho messo sulla graticola la mia tanto amata e invivibile città, il giornale che in essa si stampa, la stessa squadra del cuore di tanti cittadini con poche risorse…
Come? Hai osato satireggiare su…
Ho osato. Che mi succederà? La scomunica?
Come minimo. E poi?
Ho fatto ascoltare il trapano dei vicini che lavorano sodo proprio nel mio orario, ho denunciato la mancanza di alcune pagine, strappate ai giornali di cui mi servo, ho lamentato la mancata consegna della mia posta, che non ricevo dalla ‘casa madre’ da marzo…
Me se è tua perché non te la danno?
Mistero. Ma se mi fanno questo io come minimo lo faccio sapere a tutti. E non sarò quello che ci farà la peggior figura. Alcuni ascoltatori hanno spiritosamente aggirato l’ostacolo spedendo una lettera con cartolina a una vicina dello stesso stabile della radio, e quella posta mi è finalmente arrivata.
Non vorrai dirmi che hai letto anche quella…
E’ ciò che ho fatto, parola per parola, elogiando pure chi ha preso questa divertente e fantasiosa iniziativa.
Tutto in diretta, eh?
Tutto. E la gente ha apprezzato moltissimo. Ho un po’ risollevato l’ascolto, che ultimamente, secondo i dati ufficiali, è in caduta libera.
C’è altro?
Sì. Mi sono permesso, in un impeto di calembour, di ribattezzare il programma che mi precede ‘Saperi e Sopori’.
Ah ah ah!
E quando colui che mi segue mi si è avvicinato parlando del caldo, io gli ho chiesto un argomento più consistente. Lui ha ribadito che il programma era il mio, e che gli argomenti avrei dovuto trovarli io.
E tu?
Gli ho risposto che tratto più argomenti io in una puntata che lui in un anno.
No! Davanti a tutti?
Se provocato, mordo. Però confesso di avere sbagliato.
Meno male che lo riconosci.
Sì, avrei dovuto dire due anni.
Brutto fottuto!
Guarda che tutto questo rientra in una logica di satira che coinvolge anche me: io mi impegno costantemente nell’autosatira. Metto in piazza molto più spesso le mie debolezze – scherzandoci – che quelle degli altri, e comunque tali uscite vanno prese come normale esercizio dello spirito fiorentino.
Solo che gli altri non sono fiorentini.
Non è colpa mia. Comunque ritengo di non essere mai offensivo nei confronti di chicchessia. Spesso è la gente che si offende da sola.
Però poi ricevi certi sms…
Ne ho ricevuti tanti di complimenti in questi giorni, e uno emblematico con cui terminerò questo nostro dialogo.
Spara!
‘Caro “G”, adoro il tuo programma, ma se continui così per quanto tempo te lo lasceranno fare?’.
Ai posteri l’ardua sentenza.
E ai computers…
Inquietante.
Ma già che siamo alle frasi fatte, sai che ti dico?
Di’!
Meglio un giorno da leone…
Però anche la pecorina…
Te l’appoggio!
Dai, non fare scherzi!
Anche se volessi non potrei, per impossibilità fisica.
Ah, meno male! Fìuuu…

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119 – HO VISTO COSE CHE VOI UMANI…

21 Maggio 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Prominenze.
MALGRADO TUTTO.
Quando la prominenza non… ‘promine’, la vita cerca ugualmente il suo sbocco. Così come l’erba spunta caparbia tra le pietre di un selciato, anche i capezzoli di questo non prominente seno cercano – e trovano – la luce.
——————————————————–

Ciao “G”!
Ciao androide!
A me?
Certo. Non hai visto il titolo?
Già, mi ricorda qualcosa…
Fantascienza.
Esatto!
Ma anche realtà.
Ah, sì?
Certo. Ho visto cose che molti umani non hanno mai visto, e senza spingermi fino alla Cintura di Orione.
Com’è possibile?
Possibilissimo, anche con i piedi sulla Terra.
Ah, i famosi ‘piedi per terra’…
Più o meno. Cose che un tempo c’erano e che non ci sono più. Ma io le ho viste.
Fammi un esempio.
Ho visto le macerie della guerra intorno al Ponte Vecchio. E ci ho giocato sopra. E il Ponte a S. Trinita distrutto dalla bombe.
Però non ci hai giocato sopra.
No, su quello no. Ma ho visto le strade della città ancora sterrate, e la città senza macchine. Senza macchine, capisci? Ho respirato aria pulita!
No! Davvero? E com’è potuto accadere?
E’ potuto. E ho visto omìni che trasportavano la loro roba su carri trainati da cavalli, asini o muli. C’erano stalle qua e là. E ho visto i carbonai, e i venditori di ghiaccio che con i loro rampini e un sacco sulle spalle per non sentire troppo forte il gelo consegnavano le stanghe a domicilio, compresa casa mia.
Niente frigoriferi…
Macché! E i netturbini venivano a ritirare la spazzatura appartamento per appartamento. Sentivo il rumore terrificante dei loro secchi trascinati per le scale. Niente ascensore dove stavo io.
In quanto a questo, tutt’ora…
Niente ascensore, ancora. Ma io ho visto il veggio.
Cioè?
Lo scaldino di coccio pieno di brace che serviva per scaldarsi le mani e non solo. La mi’ nonna se lo teneva sotto le gambe, nascosto dalla sottana, stando seduta. E la notte col veggio ci si riscaldava il letto, agganciandolo al trabiccolo.
Il trabiccolo?
Sì, un aggeggio che aveva due forme, chiamate ‘prete’ e ‘monaca’. E i ditalini… Quanti ditalini…
Ma che dici, sporcaccione!
Non hai capito: si prendevano i ditali da cucito e si riempivano di farina dolce. Poi si inserivano nella brace ardente del veggio e si estraevano con le forbici non appena il tutto si era solidificato. Ne usciva una formina calda e gustosa, da mangiare in un boccone.
Ah, ‘quei’ ditalini!
E ho visto la vita prima della TV.
Com’era?
Libera, spaziosa, arrangiata dalla fantasia. La radio c’era, però, e io l’ascoltavo molto, ignaro che sarebbe diventata anche mia. Commedie, varietà, notizie, tutto e solo per radio. Ho sentito in diretta il primo Festival di Sanremo. In seguito, la prima ‘Hit Parade’.
Era nato il rock’n'roll!
Sì, e io l’ho visto e sentito nascere. Poi i Beatles, e tutto il resto. Il beat, i figli dei fiori…
Hai fatto il 68?
Come no? E anche il 69!
Lo dicevo che eri un porco!
Come sempre non capisci: alludo allo sbarco dell’Uomo sulla Luna. In diretta, sveglio tutto la notte. E’ atterrato! Macché! Allunato!
Che momenti!
Ho visto l’incredibile eclissi di Sole del 1961, e la disastrosa alluvione del 66.
E poi che hai visto? Sono affascinato!
Ho visto le palline di coccio, e i bambini che si costruivano i giocattoli da sé. E il gelato a 10 lire. E i giornalini a 15. E la prima plastica. Erano piccoli astronauti (quasi palombari) col casco estraibile. Colorati, non ancora invasivi.
Non siamo mica stati invasi dagli astronauti…
Ma dalla plastica sì!
E’ vero.
Ho visto la scuola separata, maschile e femminile, con dentro banchini col buco per infilarci il calamaio di maiolica bianca, con l’inchiostro nero o blu, in cui si intingeva il pennino. Niente penne a sfera, ancora. E addosso grembiulini neri con la goletta bianca, noi maschietti. Le copertine dei quaderni erano tutte e solo nere. E i fazzoletti, bianchi, non erano di carta.
Stupefacente. L’antitesi del consumismo.
Ho visto i ciabattini battere le suole sul loro bischetto. Perché le scarpe si risuolavano. Ho visto il latte in bottiglie di vetro col tappino morbido d’alluminio. Noi bambini ne facevamo incetta.
Del latte o delle bottiglie?
Dei tappini. Raccolti che ne avevamo un certo numero per un certo peso li portavamo allo stagnino che ci dava qualche lira.
Che storie!
Ho visto il ‘fungo cinese’. Ce l’avevo anche in casa. Ho visto la nutella quando non si chiamava così, e veniva venduta sciolta su carta oleata ricoperta da carta gialla. Perché non c’erano mica i supermercati e i centri commerciali, sai: io andavo a comprare 15 lire di budellina per il gatto, e il macellaio mi ci aggiungeva anche il polmone.
E Masino mangiava…
Ed è campato fino a vent’anni. E ho visto anche… Oh, sapessi!
Cosa?
Fare regali ai vigili per Natale e per Pasqua: impensabile, oggi.
Forse perché non c’erano troppe macchine e anche loro erano meno carogne…
Forse. E ho visto la città senza stranieri, se non turisti.
Ma va’! Dici davvero?
E senza travestiti. Le puttane stavano nei casini e i puttani erano vestiti da ometti.
Poi i casini vennero chiusi…
Sì, nel 1958. Ma allora ancora la gente, in piena città, se ne stava seduta sulle porte delle case a chiacchierare.
Incredibile!
Ho visto nascere il fenomeno degli UFO, che allora si chiamavano ‘dischi volanti’. E l’epocale passaggio dai dischi a 78 giri a quelli a 33 e 45. E ho visto il mondo senza droga. E le prime cabine telefoniche. Le prime strisce pedonali. Che rivoluzione! E ho visto gli uomini col cappello e le donne senza pantaloni.
Come, in mutande?
No, caro: in gonna. I pantaloni costituivano una rarità nel genere femminile, e anche piuttosto criticata. Ho visto le prime minigonne…
E poi?
I primi preservativi.
E poi?
Ho visto passare Coppi e Bartali al Giro d’Italia. Viva Bartali! Abbasso Coppi! E ho visto Pio XII, in persona, a Roma.
Accidenti! E i miti?
Certo, li ho seguiti e vissuti fin dall’inizio: Marilyn Monroe, James Dean, Elvis Presley, John Kennedy, Che Guevara, Martin Luther King…

Oggi del mondo che hai visto tu non rimane proprio niente…
Niente di niente.
E molti non lo hanno conosciuto se non per le rievocazioni che ne vengono fatte.
E’ un pezzo di storia, per certe sue caratteristiche ancora simile al secolo precedente, l’Ottocento.
Devi essere davvero molto vecchio!
Sapevo che mi avresti detto questo.
E cosa mi rispondi?
Che io sono giovanissimo. E’ il mondo che è invecchiato precocemente, ed è pieno di rughe. Ogni fila di automobili è una ruga, ogni pista di coca è una ruga, ogni capillare e volgare invasione è una ragnatela di rughe…
Hai ragione. Il mondo è invecchiato molto più rapidamente di noi.
E’ un privilegio averlo conosciuto com’era ed essere ancora qui per vederlo com’è.
Rimpianti?
No. Forse per i più giovani, che hanno conosciuto solo un mondo congestionato e velenoso. Io porto dentro di me tutto quello che ho visto, e vivo perfettamente nel presente, perché mi ci sono scavato un posto. E non è così male, pensando che se tutto va com’è andato finora… può persino peggiorare.
Che dici?
Dico. E vado avanti, sperando di poter dire, tra qualche anno: ho visto blog e computer, e tante macchine in fila, e droga, e invasioni indiscriminate…
Ma questo ci sarà per lungo tempo, ancora.
Credi? Anche dopo una guerra atomica?
O la discesa degli extraterrestri…
O l’incazzatura di Dio…
Chissà!
C’è comunque qualcosa che resterà sempre uguale, perché in tutto il tempo della mia vita non è mai cambiata.
Che cos’è?
L’amore. E il farlo. Ed è quello che ci salverà.
Speriamo.
Non parlo per te o per me, che ormai siamo salvi. Mi riferisco all’Umanità.
Un uomo e una donna.
E figli.
E un domani.
Fino alla prossima coda davanti a un semaforo. Al prossimo buco in un braccio. Al prossimo cancro per inquinamento… Ma c’è tempo.
Oh, sì, c’è tempo.
Ancora tanto tempo.
Tanto tempo.
Tanto… tanto… tempo…

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118 – QUELLO CHE NON SOPPORTO.

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Prominenze.
IL MOSTRO DI LOCH NESS.
Nuovamente avvistato l’essere mostruoso che vive nel lago più misterioso del mondo. E’ emerso per un attimo, ma prima che la sua enorme massa scomparisse di nuovo nelle torbide acque un intrepido e fortunato fotografo è riuscito a coglierne una nitida immagine.
Che culo!
———————————————————

Ciao “G”!
Ciao, insopportabile!
Chi, io?
Certo, tu!
Non dirai sul serio: non sopporteresti te stesso!
A volte capita. Ma credo sia un fatto comune a tutti. Però normalmente le cose che non sopportiamo ci vengono dall’esterno.
Cioè?
Le olive, per esempio: io non le sopporto.
Ma come? Se tutti ne vanno pazzi!
Io no, e con loro l’olio, a favore dell’aceto.
E che altro non sopporti?
I cetrioli.
In che senso?
In tutti i sensi, ma soprattutto quelli grossi che, crudi e fatti a fette, vengono messi nell’insalata. Orribili!
E quelli sottaceto?
Quelli mi piacciono. Forse complice l’aceto, appunto. Da bambino lo bevevo.
‘Azzo!
Ora lo spargo su qualsiasi pietanza, specie la carne.
Ma torniamo alle malsopportazioni.
Non sopporto le regate.
Questo lo diceva anche Vittorio Gassman.
Aveva pienamente ragione. E aggiungo che non sopporto più i documentari sugli animali.
Ma se sei un loro grande amico…
Amico sì, ma basta con i leoni che sbranano le gazzelle e i camaleonti che allungano la lingua per acchiappare gli insetti. Un se ne po’ ppiù!
Ma guarda guarda… E poi?
Ovviamente odio tutti i mezzucci dell’uomo per fregarti. Uno fra tutti gli autovelox.
Quelli li odiano tutti.
E io aggiungo i semafori, sporchi robot che ci piegano al loro volere. E i carri attrezzi che ti rubano letteralmente la macchina, ma che hanno scritto su: ‘Soccorso stradale’. Brutti ipocriti e ladri: e perché vanno in giro con le ‘ganasce’ pronte a immobilizzare le auto comprate dagli altri? Non li sopporto!
Vai avanti.
Restando sulla strada non sopporto la segnaletica che ti abbandona. Segui le segnalazioni di una località fino a un certo bivio e poi non le trovi più. Da che parte vai?
Da che parte?
Da quella del vaffanculo. E sei tu che ci vai, non chi mette o toglie i cartelli, anche se ce lo mandi mille volte.
Così, così ché vai bene!
Non sopporto i vigili con i capelli lunghi.
E quelli con i capelli corti?
Anche. E le vigilesse troppo piccole. E Gigi D’Alessio.
Che c’entra lui?
Purtroppo c’entra sempre. Come fa ad aver successo uno che scrive canzoni così brutte e vecchie, e copiate qua e là? Ma che gusti hanno gli Italiani? Mi fa quasi rivalutare Eros Ramazzotti, che ugualmente non sopporto.
Al peggio non c’è mai fine.
Proprio così. E non sopporto i cacciatori, ma neanche i cani da caccia, e i leccaculo, chi ha troppi capelli e il pesce che sa di pesce.
Perché, di cosa deve sapere?
Di tutto meno che di pesce. E non sopporto i pedofili, anche se in tonaca, e gli imbecilli, che si trovano ovunque, e gli zigzagatori in auto, e i tecnici. Oh, i tecnici…
Perché, che ti hanno fatto?
Non lo so, questo è il dramma. Essendo tecnici possono farti credere ciò che vogliono e tirartelo in culo quando e come par loro.
Però ci sono anche quelli onesti.
Sicuramente, ma come faccio a distinguerli dagli altri? Quindi li odio tutti, a prescindere.
Certo che ce ne sono di cose che non sopporti!
E queste sono solo alcune, che mi vengono in mente ora. Molte di più ce ne sarebbero.
Tipo?
I campanelli di plastica e alluminio ai portoni dei centri storici. Quando cammini sul marciapiede i campanelli delle case sono più o meno all’altezza dei tuoi occhi. Ritengo disdicevole che un comune (come quello di Firenze) che tiene tanto all’aspetto degli edifici al punto da imporre giustamente di rientrare in una limitata gamma di colori per i loro esterni, lasci poi al cattivo gusto dei residenti la scelta dei campanelli. E così invece di quelli in ottone ben confacentisi all’antichità del centro sorgono obbrobri di alluminio e plasticaccia degni delle più squallide periferie. E li vedono tutti. E nessuno fa nulla. Vergogna!
Ma si tratta di dettagli.
I dettagli sono i portavoce degli interi.
Come Sircana di Prodi?
Lasciamo perdere, ché la politica rientra fra ciò che non sopporto!
Via, su, dimmi ancora qualcosa che non sopporti e poi chiudiamo.
Non sopporto i soldi, quando non li ho.
Ah!
Non sopporto i troppo cattivi, ma pure i troppo buoni.
Davvero?
E non sopporto le donne troppo belle che non s’innamorano di me!
Eh già!
E per terminare (ma ce ne sarebbero tanti altri) non sopporto i paraocchi e chi li porta, e i congiuntivi sbagliati, e la banalità, e i plagi di chi manca di idee, e…
Faremo una seconda puntata.
Non sopporto le puntate.
Un nuovo elenco.
Non sopporto gli elenchi.
Un’ulteriore rassegna.
Odio le rassegne!
Ho capito. Finiamola qui.
Odio finirla qui. E lì. E su. E giù. E qua. E là. E…
STOCK!
Scusate, ho dovuto farlo.

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117 – ARCHEOLOGIA VIVA.

16 Maggio 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Prominenze.
OPS!
Ed ecco la logica conseguenza delle precedenti prominenze…
—————————————————–

Ciao “G”!
Ciao, reperto archeologico!
Ci mancava anche questa!
Ora non ti manca più.
Subodoro che tu voglia parlare di archeologia. Sbaglio?
No, non sbagli.
E perché come titolo usi quello di una nota rivista del settore?
Perché mi torna bene per ciò che ho da dire.
E allora dillo.
Normalmente si pensa all’archeologia come a qualcosa di morto, di talmente lontano nel tempo da non riguardarci ormai più.
E invece…
Invece è esattamente il contrario: non c’è migliore testimonianza di vita dell’archeologia.
Ma se per lo più si tratta di tombe!
Guarda, c’è più angoscia della morte in un moderno cimitero che in una antica necropoli.
Spiegati meglio.
Io amo passeggiare tra le tombe dei nostri cimiteri. Mi dà un senso di pace e di riconciliazione con l’infinito che altrove non proverei. Ma anche pacata tristezza. Vedi quei volti… Erano vivi, come noi. E noi saremo morti, come loro…
Allegria!
Né allegria né disperazione, ma un sentimento di profonda pietà. E non solo per loro, anche per noi stessi. Quando poi vedi la tomba di qualche bambino…
Eh, ti capisco.
Ma, vedi, nelle antiche necropoli (non cimiteri, ma ‘città dei morti’) avverti la presenza dell’eternità, e capisci tante cose.
Cosa?
Tutto ciò di cui ti scordi non appena rientri nella civiltà che ti appartiene.
Ah, sì?
In quei posti respiri la vita. La morte ti aspetta fuori, in mezzo al traffico, agli stronzi e ai problemi inutili di cui ti cibi giornalmente. In una necropoli sei come sospeso nel tempo. Forse non invecchi.
Allora ci vado subito!
E io verrei subito con te. Ma siamo legati a questo mondo, quello che ci siamo costruiti così stupidamente frenetico. E con le foto sulle tombe.
Però non ci sono solo necropoli in archeologia.
Noddavvero! E sono proprio i resti delle città quelli che mi attirano di più. Lì la vita è veramente passata, e ha lasciato il segno.
Chissà cosa lasceremo noi…
Tanta plastica e spazzatura di ogni genere. Ma percorrendo strade antiche e dintorni di ruderi anche i rifiuti di allora possono apparirti preziosi, perché molto più veri, sofferti e vissuti dei nostri. Anche un semplice frammento di ceramica, un mozzicone di monile bronzeo, magari una moneta che spunta dalla terra smossa da un contadino o la semplice tessera di un mosaico un tempo maestoso ti parlano di vita, di impegno di artigiani e artisti, di pezzi unici e mai fatti in serie, di tempi duri e difficili, ma genuinamente vissuti da chi mai avrebbe immaginato il mondo com’è oggi. Noi viviamo nel falso. Loro, inconsapevolmente, vivevano nel vero.
Loro chi?
Gli Etruschi, per esempio, e qualsiasi popolo abbia preceduto la rivoluzione industriale, che ha spazzato via interi tesori d’ingegno.
Tipo?
Guarda, io amo svisceratamente i libri.
Tanto che li scrivi…
Sì, ma bisogna ammettere che da Guttenberg in poi la scrittura non è stata più la stessa. E oggi ci ritroviamo sommersi da molta carta inutile.
Pensi ai manoscritti, vero? Ai codici miniati…
Non mi ci far pensare. E’ roba che mi fa letteralmente impazzire!
Vita!
Anche se non per le povere pecore, che fornivano le pagine di quei capolavori.
Già, la ‘cartapecora’.
Sì, una pecora a pagina. Un intero gregge in un codice.
Beeehhh…
Sai, avrei deciso di scriverne uno anch’io…
E… quindi?
Mi basterebbe una sola pagina.
Quindi una sola pecora.
Sì. Una sola. E ne ho appena sentita una belare…
No… Ma… Scherzavo!
Vieni qui!
Non ci penso nemmeno!
Ti piglio!
Urk!
Preso!
Auggrrr!!!
Cazzo, era un leone! Lo lascio subito!
(Meno male, l’ho ingannato!).
(Si è cacato addosso, il bischerino!).
Ehm… Ciao “G”!
Ciao, pecorina!
No!
Ti piglio!
Scappo!
Ah ah ah ah!

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116 – MERCATINI DI BAMBINI.

14 Maggio 2007 Commenti chiusi


L’IMMAGINE.
Prominenze.
MUKKI.
La signorina in questione appare assai prominente, ma non le consiglierei di grattarsi i palloncini con quelle unghiacce…
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Ciao “G”!
Ciao. Ti vedo accaldato.
Oh, niente: non ricordi? Ieri siamo stati tutto il giorno insieme in una serie di mercatini di bambini.
Guarda che noi stiamo insieme dalla nascita! Certo che faceva caldo, ma come sai a noi la canicola non dà eccessivamente fastidio.
Questo è vero. Specialmente quando siamo in caccia.
Caccia grossa!
Dai, rinfrescami!
Dal caldo?
No, rinfrescami la memoria. Cos’è successo ieri?
Ieri era il giorno dei giorni per quanto riguarda il tipo di caccia che a noi piace.
E non è il solo tipo.
Non scendiamo in particolari, porco! Parliamo della caccia al ‘Pezzo’.
Pezzo di fica?
Allora non vuoi proprio capire! Ogni anno in questi mercatini di beneficenza che si svolgono attorno alla Festa della Mamma vengono messi in vendita a prezzi incredibili oggetti razzolati qua e là, provenienti da case private o donati da ditte e negozi. Insomma un gran bazar all’aria aperta.
Una vera festa.
Specialmente per i ‘cercatori d’oro’ come noi, perché puoi trovarci di tutto. Proprio di tutto.
E allora, com’è andata?
Non male. Di solito mi riempio la macchina di roba varia, spesso di poco valore, ma di un certo interesse. Roba pagata dai 50 centesimi ai 5 euro al massimo.
Ma tra questa roba…
Eh, spesso ci scappa ‘Il Pezzo’.
E quale è stato ‘Il Pezzo’ di quest’anno?
Beh, posso citarti due o tre pezzi da poter scrivere con la maiuscola.
Cioè?
Appena arrivato mi soffermo a srotolare un manifesto riproducente un quadro di Picasso. La signora del banco (perchè di bambini ce ne sono sempre meno) mi chiede se mi interessino i quadri. Io le domando scherzosamente se ha un Picasso originale. Lei altrettanto scherzosamente mi risponde che ha un Van Gogh, ma estrae una cartella rossa e me la sottopone. Dentro ci sono tre cose: due dipinti e una stampa. Quest’ultima è la semplice riproduzione di un Fattori. Poi c’è un dipinto multicolore, quasi a tavolozza, raffigurante dei fiori, anonimo. Ma quello che attira la mia attenzione è il terzo dipinto, la cui firma mi induce immediatmente a prendere possesso del tutto.
Che c’era scritto?
Né Picasso né Van Goh, ovviamente, ma un nome interessante quotato migliaia di euro: Possenti. E il soggetto, come tutti i suoi, è delizioso: una testa di ragazza bionda insidiata da una sorta di uomo-lupo. Il tutto molto colorato. Bello davvero, appartenente in pieno al favoloso mondo onirico caratteristico del pittore.
Chissà quanto ti ha fatto spendere, la signora!
Ben 4 euro per le tre opere! Ma me ne aveva chiesti 5.
Meno male che ti ha fatto lo sconto!
Mai pagare quanto ti chiedono: è un punto d’onore per il ‘cacciatore’ di ‘pezzi’.
Pezzo… di merdina! Poi?
Poi ho portato a casa due pettorali di armatura splendidamente ornati da incisioni.
Antichi?
Questo è da valutare. Molto spesso si compra prima e si valuta dopo. Ma sono bellissimi e, ça va sans dire, economici. Spuntati fuori da una cantina fiorentina.
Insomma, ti sei divertito.
Sì. Il bello è trovare, apprezzare e salvare. Perché al termine di questi mercatini gli espositori buttano nella spazzatura quasi tutto ciò che rimane: direttamente nel camion tritatutto della nettezza urbana.
Salvatore della Patria!
Beh, sì, ho salvato diversa roba nella mia vita…
Ma… chi la salva da te?
Provaci tu.
Se hai un vangogghino…
Sie, te lo tiro ni’ ccapo i’ vvangogghino, grullaia!
Lo piglio anche ni’ ccapo!
Intanto pigliati un nocchino: costa meno e fa più male!
STOCK!
Ahi!
E’ vole i’ vangogghino, lui!

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